“Così fu detto agli antichi; ma io vi dico…”

Domenica 15 febbraio – Sesta domenica del tempo ordinario
(Sir 15,16-21 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37)

“Si è sempre fatto così, è la regola…” Quante volte avremo detto queste parole per rimanere nelle nostre false sicurezze, per rimanere nella mediocrità. Oggi il Signore ci invita ad un salto di qualità.
Andare oltre i principi ed entrare in relazione con la persona di Cristo e con ogni uomo in quanto riflesso della Sua immagine. Lasciare la religiosità, quelle pratiche religiose che ci fanno sentire a posto, le finte fortezze di carta che ci siamo costruiti nel rispetto legalistico della legge, e vivere la realtà fino in fondo. È momento di lasciare il sacrificio, il culto, le devozioni per curare le relazioni. Dio ci chiama alla vita di relazione e non a quella della legge che crea solo muri e non ponti.
San Giovanni Crisostomo diceva: “Gesù vuole mostrare agli uomini che egli apprezza immensamente la carità, da lui ritenuta il massimo sacrificio che Gli si possa fare, e senza la quale non accetta neppure il culto.
Inoltre, non prima né dopo ma mentre l’offerta è davanti a noi, quando il sacrificio sta avendo inizio, Egli ci chiede di riconciliarci con nostro fratello (Commento al Vangelo di Matteo 16, 10). Così fu detto agli antichi, così abbiamo visto fare sempre, molte cose che chiamiamo tradizione ci sono state trasmesse, e spesso continuiamo a seguire la prassi senza mai verificarne l’autenticità.
È la crisi generazionale. Dovremmo vagliare ogni cosa per tenere quello che è buono (1Ts5, 21). Nessuno riesce a fare il passo decisivo nella vita se non si libera delle catene. A volte non serve abrogare o togliere niente, ma semplicemente rinnovare l’interpretazione o cambiare l’applicazione.
Qui Gesù ci chiede di non rimanere alla lettera ma di raggiungere lo spirito della lettera. La legge è buona se è liberatrice, se promuove il bene della persona altrimenti smette d’essere ciò per il quale viene pensata. Io vi dico, è la voce dell’amore. La voce di chi è venuto a mostrarci il Padre.
Seguiamo quella voce che ci ricorda che è meglio la relazione che le pratiche che saranno sempre superficiali. La legge ci deve portare verso l’altro, è il suo scopo. È la voce che ci chiama dalla prigionia in cui ci siamo messi, dalle nostre tombe. Il salto di qualità sta nel rapporto con il prossimo.
Dobbiamo abbandonare le nostre sterili pratiche che non danno vita, per il rapporto con il prossimo nel quale incontriamo il Signore perché ognuno di noi porta in sé La Sua immagine e il Suo amore è stato riversato nei nostri cuori.

don Jules Ganlaky