“Noi siamo uniti sullo sfondo dei martiri, non possiamo non essere uniti”

La festa dei compatroni d’Europa, i santi fratelli Cirillo e Metodio, ci spinge a riflettere sul tema dell’ecumenismo e della Chiesa che respira con due polmoni, quello orientale e quello latino.
L’impegno e la missione dei Papi di questo terzo millennio nel tenere viva la memoria dei nuovi martiri e testimoni della fede, sia cattolici che cristiani di altre confessioni. Dalla celebrazione nel Pantheon di Giovanni Paolo II ai martiri della chiesa copta inseriti da Francesco nel Martirologio Romano “come segno della comunione spirituale che unisce le nostre due Chiese”

I santi Cirillo e Metodio, al centro, in un affresco nel monastero di San Naum nella Macedonia del Nord, fondato nel 905

L’annuale festa dei santi martiri fratelli Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa ed apostoli dei popoli slavi, che si celebra il 14 febbraio, attira l’attenzione al tema dell’ecumenismo, della Chiesa che respira con due polmoni, orientale e latino, alla santità come luogo di incontro tra Chiese da secoli separate.
Nel 2013 la Slovacchia emetteva una moneta commemorativa da 2 euro, con tiratura di un milione di esemplari, raffigurante proprio i due santi per ricordare il 1150 ° della loro missione nella Grande Moravia.

Il volto del santo ortodosso Paisio di Chlendar sulla nuova moneta da due euro della Bulgaria

La numismatica continua a dare il suo apporto ancora oggi: dal 1° gennaio di quest’anno la nuova monetazione in euro della Bulgaria ha previsto sulle monete da 1 e 2 euro rispettivamente le figure di due santi ortodossi strettamente legati all’identità nazionale: Giovanni di Rila, fondatore dell’omonimo monastero, e Paisio di Chlendar, storico e scrittore, figura chiave del risveglio nazionale nel XVIII secolo. In un’Europa sempre più laicizzata non è scontato vedere tramandato il ricordo di figure simili.
Il pontefice polacco Giovanni Paolo II proveniva da una nazione che nel XX secolo ha dato numerosi martiri alla Chiesa. Era sua premura che non andasse perduta la memoria dei nuovi martiri e testimoni della fede, sia cattolici che cristiani di altre confessioni.
Il risultato della Commissione da lui istituita sfociò nella solenne Commemorazione che si tenne al Pantheon il 7 maggio 2000, durante il Giubileo.

I santi Cirillo e Metodio mostrano l’alfabeto cirillico. Murale nel monastero di Trojan, in Bulgaria

In vista del Giubileo della Speranza, Papa Francesco ha desiderato istituire nuovamente, in modo stabile, la Commissione. Ha reso così possibile domenica 14 settembre 2025, con il nuovo pontefice Leone XIV, commemorare nella Basilica di San Paolo fuori le Mura i nuovi martiri e testimoni della fede di questo primo quarto di secolo, insieme ai rappresentanti di varie Chiese e Comunioni ecclesiali.
Un martire è qualcuno che ha volontariamente sofferto la morte inflitta in odio alla fede cattolica. Pertanto, per poter conferire questo titolo, è essenziale che la persona sia appartenuta visibilmente alla Chiesa cattolica. Alla Chiesa non è infatti dato di poter giudicare ciò che è interiore all’anima, ma giudica dai segni esteriori che osserva.
Proprio per tale motivo, Papa Benedetto XIV, nel suo memorabile trattato sulla canonizzazione dei santi, spiegava come non fosse possibile affermare il martirio di una persona non appartenente alla Chiesa cattolica.
Ciò significa che non possano esserci martiri al di fuori dei confini visibili della Chiesa? Eccome se è possibile! Ma in tal caso sono “martiri davanti a Dio e non davanti alla Chiesa”, che non può giudicarli.

Papa Francesco e il Patriarca Copto Ortodosso di Alessandria, Tawadros II, nella Cappella Redemptoris Mater per un momento di preghiera in comune (Foto Vatican Media/SIR)

Questo l’insegnamento di Benedetto XIV. Preme rammentare due operazioni dal sapore ecumenico compiute rispettivamente da san Giovanni Paolo II e da Papa Francesco. Il pontefice polacco fece raffigurare quale santa nel grande mosaico della Cappella Redemptoris Mater in Vaticano la principessa Elisabetta Fedorovna, sorella della zarina Alessandra e quindi cognata di Nicola II, nata luterana e morta martire ortodossa russa.
Francesco l’11 maggio 2023 annunciò che i 21 martiri copti canonizzati da tale Chiesa sarebbero stati inseriti nel Martirologio Romano “come segno della comunione spirituale che unisce le nostre due Chiese”. Si trattava di venti egiziani ed un ghanese che, il 15 febbraio 2015 vennero sgozzati sulla spiaggia di Sirte, in Libia, per mano di uomini del sedicente Stato islamico.
Nell’omelia delle celebrazione ecumenica tenutasi domenica 14 settembre 2025, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, papa Leone XIV ha ricordato come durante il recente Sinodo sia evidenziato che l’ecumenismo del sangue unisce i “cristiani di appartenenze diverse che insieme danno la vita per la fede in Gesù Cristo.

Papa Leone XIV nella Commemorazione dei Martiri e Testimoni della Fede del XXI secolo nella Basilica di San Paolo fuori le mura il 14 settembre 2025 (Foto Vatican Media/SIR

La testimonianza del loro martirio è più eloquente di ogni parola: l’unità viene dalla Croce del Signore” (XVI Assemblea sinodale, Documento Finale, n. 23). Alla conclusione della Via Crucis al Colosseo, il Venerdì Santo 1° aprile 1994, Giovanni Paolo II ebbe a pronunciare a braccio un discorso nel quale volle in modo particolare riferirsi al Mistero salvifico della Croce, alla fede dei cristiani espressa nel martirio e all’unità in cui i cristiani sono chiamati a testimoniare la fede nel Signore morto e risorto.
Ringraziando il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, per la preparazione delle meditazioni destinate per la “Via Crucis” appena conclusa, il Santo Padre aggiunse: “Ho pensato a questi altri Colossei, molto numerosi, a queste altre ‘Montagne delle Croci’ che sono dall’altra parte, attraverso la Russia europea, attraverso la Siberia, tante ‘Montagne delle Croci’, tanti Colossei dei tempi nuovi. Vorrei dire oggi a questo mio fratello di Costantinopoli, a tutti questi nostri fratelli d’Oriente: carissimi, noi siamo uniti in questi martiri fra Roma, la ‘Montagna delle Croci’ e le isole Solovki e tanti altri campi di sterminio. Noi siamo uniti sullo sfondo dei martiri, non possiamo non essere uniti”.
In tempi recenti, papa Francesco più volte ha utilizzato l’espressione “ecumenismo del sangue”, a lui particolarmente cara. Talvolta i media tacciono i casi di martirio contemporanei: il 10 settembre 2025, nel medesimo giorno in cui negli Stati Uniti veniva assassinato Charlie Kirk, un tiktoker cristiano assiro, Ashur Sarnaya, fuggito in Francia dall’Iraq trovava la morte brutalmente a Lione mentre portava avanti la sua attività di evangelizzazione online.
La Chiesa cattolica già riconosce casi di santità all’esterno dei suoi confini visibili: Abramo, Isacco, Giacobbe, Melchisedek, Davide, i Profeti, nell’Antico Testamento, oppure Anna e Gioacchino, genitori della Vergine Maria, citati nei Vangeli Apocrifi. Giovanni Paolo II ha inserito nel nuovo Martirologio Romano, da lui promulgato all’alba del terzo millennio, san Sergio di Radonez (ortodosso russo) e san Gregorio di Narek.
Quest’ultimo è stato addirittura proclamato Dottore della Chiesa da papa Francesco, pur essendo vissuto nella Chiesa Apostolica Armena, che non era in comunione con Roma. Il medesimo pontefice, nel 2024, ha inscritto nel Martirologio Romano sant’Isacco di Ninive, vissuto nel V secolo in seno alla Chiesa d’Oriente nestoriana.
La medesima operazione, come già detto, effettuata nei confronti dei martiri copti. L’accoglienza di questi ultimi nel Martirologio Romano può far immaginare che essi facciano da apripista ad altri casi, in particolare del secolo scorso, come i gruppi di numerosissimi martiri canonizzati dalla Chiesa Apostolica Armena (i martiri del genocidio del secolo scorso) e dal Patriarcato di Mosca (i martiri del regime sovietico).

Don Fabio Arduino