Antichi e misteriosi monasteri emergono dalle nebbie del tempo

A Pontremoli conferenza del dott. Massimo Dadà, direttore dei Musei Nazionali di Pisa sulle fondazioni monastiche altomedievali sorte fra il VI e il X secolo

L’iscrizione incisa alla metà del VIII secolo e nota come “lapide di Leodegar”

Una conferenza di notevole interesse quella sui monasteri altomedievali tenuta nei giorni scorsi nelle Stanze del Teatro della Rosa dal dott. Massimo Dadà, lunigianese di Fosdinovo e dallo scorso anno direttore dei Musei Nazionali di Pisa, nel calendario delle lezioni dell’Università delle Tre Età Pontremoli Lunigiana.
L’archeologo, autore di importanti indagini e scavi sul territorio nazionale, ha illustrato un tema non semplice e poco noto al grande pubblico: “i più antichi monasteri lunigianesi”, quelli fondati nel nostro comprensorio in età remota, nei secoli della seconda metà del primo millennio, dunque fa il 500 e il 1000, e dei quali non è praticamente rimasta quasi nessuna traccia visibile.
Cercare notizie e provare a conoscerli meglio significa incamminarsi lungo “percorsi impervi”, come ha spiegato il relatore, “perché bisogna muoversi in un terreno del quale spesso si sa molto poco”. Ma è una sfida che vale la pena tentare, perché si possono scoprire aspetti di assoluto rilievo su istituzioni che hanno rappresentato una presenza fondamentale per tutti i secoli a venire e per il nostro presente.

Disegni di Matteo Vinzoni del 1752 relativi all’area archeologica di Luni

Un tema, quello dei primi monasteri, che ci porta a percorrere tutta la Lunigiana storica, ad iniziare da Luni, dove vi è quello citato da papa Gregorio Magno in una lettera scritta nel 597 al fondatore del cenobio, il vescovo Venanzio. Dadà, memore della sua significativa esperienza, ha ipotizzato che qui si trovino i resti della chiesa tardo antica sepolta dal terreno nei secoli, ma disegnata nelle mappe da Matteo Vinzoni alla metà del Settecento, e che andrebbe cercata con adeguate indagini archeologiche.
E ancora una lettera scritta nel 594 da papa Gregorio Magno testimonia la presenza anche a Portovenere di un monastero dove erano almeno un abate e tre diaconi.
Nell’interno del territorio, nella Valle del Vara, ecco un monastero a Brugnato, anche in questo caso intitolato a San Pietro, fondato nella seconda metà del VII secolo; gli scavi hanno restituito ben poco dell’edificio, mentre invece hanno portato alla luce elementi della prima chiesa, risalente al V o VI secolo.

Ipotesi ricostruttiva di come poteva essere la Cortina di Cacciaguerra nel XIV secolo

E nella Lunigiana interna? Lungo la direttrice viaria che utilizzava la valle della Magra, quella che oggi conosciamo come Via Francigena, erano sorte istituzioni monastiche di grande rilievo. Ad Aulla un monastero esisteva già quando Adalberto I, marchese di Tuscia, volle che ad uso del monastero stesso fosse costruita una chiesa: la ben nota abbazia la cui memoria è stata recuperata negli ultimi venti anni e che oggi, con il Museo di San Caprasio, rappresenta un unicum nel patrimonio delle persistenze medievali lunigianesi.
A Pontremoli un monastero di San Giovanni è citato sul finire dell’XI secolo (1091), ma è di origine precedente: non è certa la sua collocazione, mentre si sa che la chiesa di San Giovanni, nota a partire dal secolo successivo, sorgeva nell’attuale piazza della Repubblica, dove oggi è il Palazzo Bocconi – Zucchi Castellini e dove si possono osservare pochi resti di murature medievali anche se di epoca successiva alla fondazione del monastero stesso.

Riflessioni e nuove ipotesi
ull’ospitale di Montelungo

La frazione pontremolese di Montelungo nei primi anni del Novecento. Qui venne organizzata la Colonia Montana che affiancò quella Marina.

Su Montelungo e la fondazione monastica medievale che esisteva lungo la strada per e da il passo appenninico, il dott. Massimo Dadà ha proposto riflessioni che aprono prospettive diverse sulla fondazione e sulla localizzazione dell’ospitale di San Benedetto.
Come noto è stato ipotizzato che questa istituzione, così importante per pellegrini e viandanti impegnati nel transitare per il Passo della Cisa (o di Monte Bardone), sia quella citata nella lapide dell’VIII secolo conservata a Filattiera, nella chiesetta di San Giorgio.
Difficile leggere e complesso interpretare l’iscrizione tombale dedicata alla misteriosa figura che, per convenzione, conosciamo come “Leodegar”; Dadà mette in discussione che vi sia un riferimento all’edificio religioso di Montelungo, inoltre solleva ben comprensibili dubbi anche sulla sua collocazione, peraltro oggetto solo di ipotesi.
Non ci sono indicazioni certe e ci si è spesso rifatti alla teoria che l’edificio sia stato distrutto dalle frane che hanno interessato il versante orientale del paese.
Dadà non si avventura in ipotesi azzardate, tuttavia invita a riflettere su due toponimi ancora esistenti sulle carte recenti, ad iniziare dal catasto leopoldino del 1826.
Il primo è “il Palazzo”, edificio noto ed esistente a circa duecento metri ad ovest di Montelungo Inferiore; il secondo è quella località “le Mura” alla quale, nella zona, fanno riferimento i nomi di percorsi (“strada delle Mura”) e piccoli corsi d’acqua (“canale delle Mura”).
Alcune centinaia di metri più a valle dell’abitato, infatti, si trovano i resti di un edificio, ormai quasi del tutto coperto dalla vegetazione infestante di un territorio ormai ben poco frequentato. Una realtà che, come ha scritto Dadà in un importante saggio, può essere “di un qualche interesse storico e archeologico”. Sarebbe davvero interessante approfondirne la conoscenza.

Paolo Bissoli