Domenica 18 gennaio – Seconda domenica del tempo ordinario
(Is 49,3.5-6 1 Cor 1,1-3 Gv 1,29-34)
In questa seconda domenica la liturgia ci permette di riflettere sull’essere messaggero, testimone; nella pericope del vangelo di Giovanni, il Battista, vedendo venire Gesù, Lo riconosce e Lo presenta come l’agnello che toglie i peccati.
La prima caratteristica del messaggero è proprio quella di rimanere sempre vigilante come una sentinella che riconosce il passaggio o la venuta del Messia.
Il Battista tiene a mettere in chiaro le cose: non bisogna confondere il suo ministero con quello di Gesù. Lui battezza con l’acqua e non toglie nemmeno i peccati. Colui che viene invece è Lui che toglie i peccati, e sarà con il Suo sangue che battezzerà e toglierà i peccati.
L’operato di Giovanni Battista sembra così quasi inutile, in realtà è chiamato ad essere semplicemente la voce che richiama senza sostituirsi al Messia.
L’umiltà di attenersi a quello che gli è chiesto gli dà un grande successo. Allo stesso modo anche noi diventiamo autentici testimoni e messaggeri quando sappiamo distinguere non solo i doni e il donatore, ma anche sappiamo dare il giusto valore ad entrambi.
I doni vengono da Dio, non sono capacità nostre, inoltre sono dei beni e perciò dei mezzi e non il fine. Non bastano le predisposizioni, è importante rimanere vigili e umili ma è altresì necessario l’essere custodi di un segno.
Colui che ha mandato Giovanni gli ha dato un segno per riconoscere la Sua venuta. Il Battista non lo dimentica, ha custodito nel cuore la promessa e appena vede il segno riconosce il Messia.
Siamo chiamati come il Battista a non dimenticare mai qualsiasi segno che avessimo ricevuto dal Signore come promessa, anche se dovesse tardare. Colui che ci ha chiamato non manca mai alle Sue parole, e anche se tarda.
Dobbiamo chiedere al Signore la grazia di accettare la nostra condizione esistenziale, i nostri doni e i nostri limiti. Per essere uno strumento autentico nelle mani del “Vasaio” non possiamo ambire ad altro disegno diverso dal Suo.
Solo rimanendo quello che siamo riusciremo a riconoscere e testimoniare meglio di Lui. Nessun onore per il Battista ma solo quello che gli spetta, quello di venire prima del Messia ed essere la voce che annuncia la Sua venuta.
Il Signore a ciascuno di noi ha dato dei doni, ma spesso e molte volte quei doni ci portano a pensare d’essere noi gli artefici di ogni cosa e l’orgoglio ci acceca con il desiderio del potere o dell’apparire.
Il messaggero è un testimone, che rimane focalizzato sullo scopo della sua chiamata senza voler fare più di quanto gli è chiesto. Dio non ci chiede di fare delle cose straordinarie, ma semplicemente di essere ciò che siamo.
Testimoniamo di Lui solo quando rimaniamo chi siamo. Saremo luce se riusciremo a brillare della Sua Luce.
don Jules Ganlaky



