Sua madre Maria

Domenica 21 dicembre – Quarta di Avvento
(Is 7,10-14 Rm 1,1-7 Mt 1,18-24)

In questa quarta domenica del tempo di Avvento, la liturgia ci propone la genealogia di Gesù Cristo per ricordarci una verità fondamentale, il figlio di Dio si fa carne. Una verità che molto spesso dimentichiamo o, meglio, della quale non teniamo conto nel vissuto quotidiano.
Gesù è Dio, ma è anche vero uomo. Questa verità vuole dire che non solo vede quello che viviamo ma lo capisce perfettamente, perché l’ha vissuto. La nostra incredulità, la superficialità del nostro rapporto con Dio derivano molto dal fatto che vediamo il Signore lontano dalla nostra realtà quotidiana.
Certo sappiamo che è Dio ma lo vediamo molto lontano dalla nostra vita. Considerare la sua divinità senza riuscire a riconoscere la sua vicinanza nel nostro quotidiano non è vita spirituale, è vivere da schiavi, da servi: “non vi chiamo più servitori ma amici” (Gv15,15). Non c’è nessuna miseria che Lui non abbia preso su di sé, nemmeno il peggiore peccato che Lui non abbia preso su di sé.
“Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Cor 5,21).
Gesù conosce bene l’uomo e i suoi diversi problemi. Conosce quello che prova, quello che sente, quello che desidera, sa perfino come e perché facciamo una scelta o l’altra.

Giuseppe uomo giusto
Giuseppe ne è un esempio. Uomo giusto che si mette insieme con una ragazza vergine, vede la gravidanza di lei e pensa in cuor suo di congedarla in segreto. Nella sua angoscia, il suo dilemma viene risolto con il consiglio del Signore che lo invita ad accogliere sua promessa sposa.
Quando non cerchiamo le soluzioni facili, quando cerchiamo di diventare custode dell’altro vediamo anche che Dio ci viene in aiuto. Giuseppe è nella lotta di cosa fare, perché da un lato non vuole colmare la sua amata di vergona, dall’altro nemmeno andare contro la legge. Vediamo un uomo che è afflitto, un’anima in pena.
Allora Dio gli si fa vicino e gli fa capire che la sua incomprensione è umana ma che quello che vede è opera di Dio. “beato chi non si scandalizza di me”. Così la giustizia di Giuseppe sta proprio nell’essere attento alla voce e obbediente al consiglio di Dio. Come Giuseppe evitiamo soluzioni facili, prendiamoci cura dell’altro, allora ritroveremo la via, riconosceremo la voce di Colui che conosce tutto e al quale tutto è possibile.
Dio si fa presente quando cominciamo ad essere attenti all’altro, quando iniziamo a non concentrarsi più solo su noi stessi, ma ad aprire la porta del nostro cuore al prossimo.
Quando accogliamo l’altro facciamo spazio a Dio nella nostra vita e gli permettiamo di parlare e di consigliarci.

don Jules Ganlaky