
La Giornata Mondiale dei poveri, per la Chiesa, non è un momento folkloristico nel quale succede perfino che i “barboni” possano trovare un posto a tavola nell’Aula Paolo VI insieme a Papa Leone XIV. Domenica si è celebrato anche il Giubileo dei Poveri e per l’occasione Papa Leone XIV ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro.
Eccezionalmente in basilica erano presenti le reliquie di San Benedetto Giuseppe Labre, detto “il vagabondo di Dio”, conservate normalmente nella Chiesa di Santa Maria ai Monti. Labre è un santo che non aveva fissa dimora, e che aveva scelto il Colosseo come casa. In sala Nervi prestavano servizio i Vincenziani, una delle tante congregazioni che nei secoli hanno scandito la loro presenza accanto alle tante povertà. Quando si pensa alla Chiesa, se ne sottolineano i difetti e ci i dimentica di guardare alla scia di congregazioni, di uomini, di donne che hanno speso i loro beni e le loro vite a servizio dei fragili dei poveri.

è per queste presenze diffuse in tutte le periferie del mondo che la Chiesa può invitare a pranzo il Cristo povero, perché anche quando i riflettori sono spenti le mense dei poveri sono aperte e danno un pasto caldo, i centri di distribuzione di alimenti alleviano la fatica di vivere di tante famiglie. Sono importanti anche i simboli: l’Aula Paolo VI con gli oltre 1300 invitati provenienti da ogni parte della terra, con gli idiomi più disparati, tutti i colori della pelle, le storie di vita più disperate e difficilmente immaginabili, possono ricordare molto vagamente il banchetto dei popoli di Isaia. C’è qualcuno che testardamente sia possibile. I tempi sono tristi e drammatici. Il mondo non sta andando bene.

La povertà nel mondo continua a far sentire i suoi morsi e le guerre, i cambiamenti climatici, le carestie, la fame non alleggeriscono le sofferenze. Secondo le stime della Banca Mondiale circa 700 milioni di persone nel mondo, soprattutto nell’Africa sub sahariana, vive in condizioni di povertà estrema, con meno di 2,15 dollari al giorno. Bisogna tuttavia tener presente che la soglia di povertà assoluta cambia da Paese a Paese. I report delle Caritas che si sono pubblicati in questi giorni ne danno ampia testimonianza.
Tra le altre cose si sta impoverendo il “ceto medio” e si sta appesantendo la situazione economica di molti lavoratori a causa del cosiddetto salario povero. “Quante povertà opprimono il nostro mondo!”, ha esclamato Prevost: “Sono anzitutto povertà materiali, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani. E il dramma che in modo trasversale le attraversa tutte è la solitudine”. Di qui l’invito a “guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine”.
Giovanni Barbieri



