Domenica 14 settembre – Esaltazione della Santa Croce
(Nm 21,4-9; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17)
Nell’anno 335 per celebrare degnamente i trenta anni del suo impero Costantino volle dedicare solennemente la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Scelse la data del 13 settembre, perché in tale data nel 509 a.C. era stato inaugurato sul Campidoglio a Roma il tempio della triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva), e sempre il tale data nel 960 a.C. Salomone aveva dedicato il tempio di Gerusalemme.
Con questo gesto l’imperatore Costantino pretendeva di riassumere in sé il potere politico e quello religioso, quello pagano e quello giudaico. Da allora ogni anno il 13 settembre si celebrava la dedicazione del Santo Sepolcro, e il giorno dopo veniva innalzata sul Golgota, allora ancora all’esterno della basilica, una grande croce di legno.
1. Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo. Questa è l’origine della festa della esaltazione della santa croce, ma chiaramente gli attributi riferiti alla croce si intendono rivolti a chi sulla croce ha sofferto. Pertanto l’esaltazione della croce è esaltazione di Gesù che aveva detto: “Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”, e “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 3,14; 12,32). La croce da strumento di supplizio diventa il segno della glorificazione del Figlio e il trono dal quale Egli regna sull’universo.
2. Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Come gli Ebrei nel deserto guardavano verso il serpente innalzato su un’asta per essere salvati, così anche noi guardiamo al Signore Gesù che ha fatto sacrificio della sua vita e con le braccia aperte vuole attirare tutti a sé.
Guardiamo anche noi in alto verso Gesù glorificato sulla croce per sentirci dire da lui: Coraggio, “Io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). Noi non siamo gli sconfitti, gli esclusi del mondo, ma siamo partecipi della vittoria di Gesù. E siamo partecipi di questa vittoria nella misura in cui abbiamo in noi “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli pur essendo nella condizione di Dio, svuotò se stesso facendosi obbediente fino alla morte. Per questo Dio lo esaltò” (Fil 2,5-9).
3. Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio. Celebrare la festa della Croce significa celebrare l’amore di Gesù per tutti gli uomini, come si dice nell’orazione iniziale della festa odierna: “Noi abbiamo conosciuto in terra il suo ministero di amore”.
La sua morte in croce non fu soltanto un errore giudiziario, bensì il modo in cui Gesù manifesta l’offerta di amore che giunge sino al dono completo e totale della propria vita: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).
Il dono d’amore di Gesù comincia con l’umiliarsi nella lavanda dei piedi e continua con l’offerta del suo corpo, offerta fatta ai discepoli nel segno del pane e del vino, offerta fatta al Padre sulla croce. Le due offerte, quella ai discepoli e quella al Padre, non sono separabili, e le celebriamo in ogni Messa.
† Alberto



