Il 7 settembre di 100 anni fa la nascita del sacerdote riminese fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Un prete che ha saputo dare concretezza alle sue visioni di incontro con Cristo e di società del gratuito. La sua umanità contagiosa ha spinto la missione della Comunità ovunque nel mondo. Anche in Lunigiana

“Quando mi dicono che sono il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, rispondo che ho paura di essere l’affondatore. I veri fondatori sono i poveri il cui grido verso il Signore ha destato in tanti giovani e in tanti sacerdoti questo carisma”: così si esprimeva don Oreste Benzi, nato il 7 settembre 1925 nelle campagne riminesi in una povera famiglia contadina.
Sesto di nove figli, già in seconda elementare, ascoltando la maestra parlare della figura del sacerdote, decide di farsi prete e all’età di 12 anni entra in seminario: il 29 giugno 1949 viene ordinato sacerdote.
Definito prete degli ultimi, parroco dalla tonaca lisa, martire della carità, santo degli umili, infaticabile apostolo della carità don Oreste è stato e rimane, prima di ogni definizione che sottolinea parte della sua umanità così contagiosa, un innamorato di Cristo. Quel Gesù vivo e presente in ogni uomo.
Da subito si dedica ai giovani, ai preadolescenti, certo che proprio a quell’età si formano i valori pressoché definitivi della persona, con l’obiettivo di far fare loro un “incontro simpatico con Cristo”.

Convinto che il paesaggio delle Dolomiti possa favorire l’incontro con l’infinito di Dio, si reca negli Stati Uniti in cerca di fondi per costruire una casa-vacanze ad Alba di Canazei. Raccolti i soldi sufficienti, nel 1961 inaugura la Casa Madonna delle Vette. È lì che nel 1968 si svolge la prima vacanza di condivisione con giovani e persone portatrici di handicap fisico e psichico, un’esperienza a cui si fa risalire la nascita della Comunità Papa Giovanni XXIII che, nel 1973, si concretizza con l’apertura della prima Casa Famiglia e nel 1998 con il riconoscimento della Santa Sede.
Con il desiderio di “dare una famiglia a chi non l’ha” parte l’azione di sensibilizzazione per l’affidamento familiare che raggiunge rilevanza nazionale fino alla promulgazione della Legge 183/1984 sul diritto di ogni minore ad avere una famiglia. Questo desiderio di “fare famiglia” si allarga a nuovi campi d’azione.
Di fronte al dramma della droga don Oreste apre la prima comunità di recupero per tossicodipendenti. Ideando un programma terapeutico basato sempre sulla condivisione diretta, diviene una delle voci più autorevoli a livello nazionale sui temi delle dipendenze, agendo anche a livello politico.
Dall’incontro con i carcerati, convinto che “l’uomo non è il suo errore”, nel 1984 dà avvio alla presenza nelle carceri con colloqui e momenti di socializzazione; nel 2004 nasce la prima Comunità Educante con i Carcerati per dare la possibilità ai detenuti di scontare la pena in maniera alternativa e perseguire la “certezza del recupero”.
Nel 1986 viene inaugurata la prima Casa famiglia in terra di missione in Zambia e l’anno successivo, dall’incontro nei luoghi di disagio con i senza fissa dimora, nasce la prima Capanna di Betlemme.

Nei primi anni ’90 don Oreste inizia il suo impegno per liberare le donne vittime di tratta e costrette alla prostituzione: con la Condivisione di Strada incontra donne e adolescenti straniere schiavizzate per ridare loro dignità e denunciare il silenzio delle istituzioni.
Nel 1996 si celebra il primo processo per riduzione alla schiavitù nei confronti di 120 sfruttatori, in cui una serie di ragazze nigeriane testimonia al fianco di don Oreste. Da questo impegno nasce nel 1998 il riconoscimento dello status per la protezione di vittime di tratta, una legislazione all’avanguardia promossa in tutto il mondo come la miglior pratica contro la tratta di persone.
Don Benzi affronta anche il dramma della guerra: durante il conflitto nella ex Jugoslavia sostiene la scelta di alcuni obiettori di coscienza in servizio civile presso la Comunità di andare a condividere con le vittime dei conflitti le situazioni di emergenza, paura e rischio. Nasce così Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace della Comunità che dal ’92 ad oggi, con lo scopo di creare ponti fra le parti in guerra e promuovere una reale riconciliazione, ha operato in Israele/Palestina, Chiapas, Colombia, Libano, Timor Est, Albania, Kosovo e Congo coinvolgendo, tra volontari e obiettori di coscienza, oltre 2.500 persone.
Nel 1994, guardando a tutti i “mondi vitali nuovi” nati in risposta alla marginalità sociale, la Comunità organizza un Convegno Nazionale in cui si espone per la prima volta in maniera organica l’idea di Società del Gratuito.
Fondata su un sistema di relazioni interpersonali basate sulla gratuità e non più sul profitto, quella del Gratuito è un’idea di società nella quale il lavoro, l’economia e l’organizzazione sociale sono al servizio della persona umana, soprattutto quando è fragile.
Quello stesso anno don Oreste rivendica l’istituzione di un Ministero della Pace in una lettera aperta al governo italiano ritenendo che “poiché gli uomini hanno sempre organizzato guerre, era giunto il momento di organizzare la pace”.
Il 26 settembre 2007 don Oreste corona un altro suo grande desiderio: andare a vivere alla capanna di Betlemme di Rimini, definendosi “barbone fra i barboni”. Venerdì 2 novembre dello stesso anno, alle due di notte, il suo grande cuore si ferma. Al suo funerale partecipano circa 10.000 persone.
Per don Oreste Benzi è in corso il processo di Beatificazione, che lo ha portato a essere dichiarato Servo di Dio e che ora è al vaglio della Congregazione dei Santi.
(Daniela Russo Krauss)



