Non metterti al primo posto

Domenica 31 agosto – XXII del Tempo Ordinario
(Sir 3,19-21.30-31; Eb 12,18-19.22-24a; Lc 14,1.7-14)

Dalla banale osservazione di coloro che fanno la corsa al posto, Gesù ricava una esortazione valida per ogni persona e per ogni società. È importante saper stare al proprio posto, non approfittare delle situazioni per affermazioni personali, perché come dice il Siracide: “Ai miti Dio rivela i suoi segreti”.
1. Chiunque si esalta sarà umiliato. Il carrierista sale sempre nella scala sociale, e salendo rivela sempre più il suo livello di incompetenza, ma difficilmente arriva in alto, perché è troppo occupato a non far salire chi sta in basso.
Il carrierismo, l’arrivismo, l’ambizione sfrenata sono un morbo che alligna in ogni ambiente, e rende infelici molti, smaniosi tanti, soddisfatti pochi. L’umiltà come virtù è quasi assente nei discorsi correnti e nei media, e non di rado la professione di umiltà è propria di chi parla con presunzione per attirarsi la simpatia dell’uditorio.
2. Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti. Il discepolo non riceve l’incarico di testimoniare la fede da una autorità umana, ma vive la sua vita da cristiano sotto l’impulso dello Spirito. È quindi giusto e conveniente che non riceva ricompensa terrena, ma sia premiato nella risurrezione dei giusti.
San Pietro nella prima lettera promette agli anziani come ricompensa “la corona della gloria che non appassisce” (1Pt 5,4), secondo l’uso di conferire una corona di rami di albero al vincitore di una gara o a chi avesse esercitato bene cariche cittadine. Anche noi aspettiamo di sentirci dire: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,21).
3. Vi siete accostati all’adunanza festosa. Per esprimere l’adunanza festosa l’autore usa una parola unica nel Nuovo Testamento: ‘panéguris’ (= panegirico). Questa parola nel greco classico indica l’assemblea di tutto il popolo riunito per ragioni di culto o in occasioni solenni come le olimpiadi.
Il brano che ci viene presentato, preso dalla Lettera agli Ebrei, è il più solenne di tutto lo scritto, e possiamo dire di tutto il Nuovo Testamento. I destinatari fanno parte di una comunità i cui membri si riuniscono sulla terra e nel cielo per adorare Dio. La partecipazione all’adunanza festosa indica la consapevolezza di vivere una celebrazione liturgica in comunione immediata anche con gli spiriti celesti.
Il vertice della rivelazione di Dio non è la legge di Mosè, ma la vicenda di Gesù; e se l’esperienza dei cristiani è priva di fenomeni esterni impressionanti, è però ricca di grazie particolari. I cristiani si sono accostati “alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele”.

† Alberto