Terànga Festival: ero  straniero e mi avete accolto

Si è svolto a Marina di Carrara per i 25 anni di attività dell’associazione “Casa Betania”

Terànga è il titolo del Festival organizzato dall’associazione Casa Betania in piazza Menconi a Marina di Carrara nelle serate del primo fine settimana di agosto per festeggiare 25 anni di attività sul territorio. Due serate dedicate all’accoglienza: questo il significato della parola senegalese “terànga”, alla cura all’amore verso l’altro.
“Ero straniero e mi avete accolto”, le parole dell’evangelista Matteo, slogan che ha accompagnato le serate a cui hanno partecipato le autorità locali e un numeroso pubblico che ha seguito gli spettacoli e ascoltato le testimonianze di migranti e volontari che si sono alternati sul palco gestito brillantemente da Sonny Olumati, attivista, ballerino e coreografo nato a Roma da genitori nigeriani.
“Sono arrivata in Italia da bambina, sola, su un gommone e qui sono stata accolta e raccolta, e ho trovato una famiglia”- racconta “Mari”, di origine albanese, nel nostro territorio da 25 anni.
“Qui a Casa Betania ho trovato volontari che mi hanno dato la mia seconda vita. Non sapevo una sola parola d’italiano e loro mi hanno seguito a scuola e nella mia crescita personale come se fossero stati la mia famiglia. Adesso faccio volontariato con i migranti di oggi; perché non bisogna mai dimenticare da dove arriviamo. Io sto solo restituendo quello che il popolo italiano mi ha dato, e finchè avrò vita sarò grata per tutto ciò che ho avuto, per i volontari che mi hanno seguito, fino a quando non mi sono sistemata anche con il lavoro”.
Un’altra testimonianza è quella di un giovane che tra poco diventerà maggiorenne e che chiameremo “A”: viene dall’ Africa subsahariana ed è in Italia da tre anni e tra poco diventerà maggiorenne. Rapper per divertimento, vede il suo futuro in un laboratorio di pasticceria: “sono arrivato in Italia da solo e sono stato accolto qui a Massa Carrara, sono andato a scuola, ho imparato la lingua. Vicino a dove abito c’è un negozio di pasticceria e sono rimasto affascinato dalla bellezza delle loro torte. Mi piace mangiarle ma mi piace di più creare cose belle e colorate. Quando i volontari che mi seguono hanno capito la mia passione hanno preso contatto con quella pasticceria e ho fatto uno stage per quattro mesi e adesso ho un contratto per altri due mesi, fino a quando sarò maggiorenne. Poi vedrò cosa fare ma vorrei diventare un grande pasticcere per l’Italia e il Benin, il mio Paese. Nel frattempo, però, faccio anche il musicista e mi diverto, come abbiamo fatto ieri sera. Attraverso la musica è più facile esprimere le mie emozioni”.
La dott.ssa Claudia Berlucchi è una psicologa che lavora da tempo presso “Casa Betania” e ci racconta parte del percorso che hanno fatto alcuni dei ragazzi che si sono esibiti nelle due serate. “L’esibizione sul palco è stata l’ultima tappa di un percorso che questi ragazzi hanno fatto con Luca di ‘Assalti frontali’, un rapper romano con cui hanno costruito un brano che racconta la loro storia migratoria. Dalla partenza dal Paese di origine fino all’approdo a Marina di Carrara, hanno descritto la sofferenza del viaggio ma anche la speranza che li ha sempre sostenuti, quella di realizzare i loro segni. Nel canto raccontano l’incontro con un mondo diverso, l’apprendimento di una lingua nuova, l’integrazione nella società che li ha accolti. Per chi, come me, li ha seguiti in tutto il loro percorso è stata un’emozione ascoltarli”.
Un’ultima battuta per Bruno Lazzoni, presidente dell’associazione: “siamo persone che si occupano degli altri, a prescindere da dove questi sono nati. È l’aiuto è rivolto ad ogni forestiero; e forestiero è chiunque abbia perso la propria dignità; noi cerchiamo di restituire dignità ad ogni persona”.

(S. L.)