Presentato a Filattiera il libro di Alessandra Biancardi sulla strage nazifascista

Fra i quasi seimila brutali eccidi e disumane stragi compiuti in Italia dai nazifascisti fra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, la storia di Vinca emerge come poche altre per ferocia e numero di vittime.
Collocata nel tempo drammatico dell’ultima estate di guerra, fra quanto accaduto a Sant’Anna di Stazzema (12 agosto) e a Marzabotto – Monte Sole (29 settembre – 5 ottobre), la strage di Vinca resta ben presente non solo nella memoria dei pochi testimoni viventi, ma anche nella realtà di un territorio che ha subito per venti mesi l’occupazione e l’oppressione nemica.
Non sorprende dunque se su quanto accaduto fra il 24 e il 27 agosto 1944 continua ad arricchirsi la bibliografia; ora è grazie all’opera di Alessandra Biancardi “1944: la strage di Vinca. Memorie di guerra e ricordi scuola” (Vetri Editore, 2025), libro che abbiamo presentato venerdì 10 aprile a Filattiera nel Centro di Sorano alla presenza dell’autrice, del presidente dell’ANPI di Fivizzano-Casola Daniele Rossi e con i saluti della sindaca Annalisa Folloni.
Per scrivere il libro Alessandra Biancardi, fivizzanese di Mezzana, ha messo a frutto i suoi studi universitari su beni artistici, teatrali, cinematografici e dei nuovi media e in scienze dell’educazine e dei processi formativi. Il suo, infatti, è un saggio di ricerca pedagogica che restituisce il quadro storico di una comunità – quella di Vinca, appunto – sconvolta per sempre dalla tragedia eppure impegnata nel restituire un futuro a se stessa.
Oltre 170 le persone uccise senza pietà, con violenza senza pari e disumana ferocia dai nazisti, arrivati in questo paese cresciuto nella maestosa vastità del versante nord delle Alpi Apuane grazie alla guida dei fascisti soprattutto della vicina Carrara.
Un crimine contro l’umanità per il quale nessuno ha pagato, neppure coloro che nei processi svoltisi a Perugia (1950) ed ad Ancona (1952) furono riconosciuti colpevoli e condannati.

Il quadro che delinea l’autrice esce in particolare dalle testimonianze di coloro che hanno accettato di raccontare e che, all’epoca dei fatti, erano bambini o poco più che adolescenti, nati fra il 1923 e il 1940.
Sono in gran parte “ricordi di scuola”, uniti a quelli di una vita che scorreva difficile ma tranquilla, in un luogo senza strada carrozzabile, lontano dal fondovalle, nella errata convinzione che la guerra sarebbe rimasta lontana. Vite come tante quelle dei bambini e delle loro famiglie, la maggior parte interrotte e disperse per sempre.
Tra i sopravvissuti, ancora oggi, a distanza di un tempo così lungo, emergono i ricordi della fame e dell’oppressione del dopo uniti a sentimenti di nostalgia per la frequentazione della scuola o dell’asilo finito, questo, con la strage nella quale furono uccise anche Pina e Ida, le due signorine che lo dirigevano e vi insegnavano.
Paolo Bissoli



