Domenica 29 giugno – Santi Pietro e Paolo, Apostoli
(At 12,1-11; 2Tm 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19)
Sebbene martirizzati in anni diversi, seguendo una antica tradizione la liturgia ha “unito in gioiosa fraternità i due santi apostoli Pietro e Paolo”. Probabilmente la data del 29 giugno ricorda il giorno in cui all’inizio del quarto secolo i loro resti mortali sono stati riportati alla propria sede dalle catacombe di San Sebastiano, dove erano stati nascosti durante la persecuzione di Valeriano (anno 258).
Pietro e Paolo sono personalità molto diverse, ma “con diversi doni hanno edificato l’unica Chiesa, e associati nella venerazione del popolo cristiano condividono la stessa corona di gloria”.
1. La gente, cosa dice? Dopo aver chiesta che cosa pensi la gente di lui, Gesù non commenta le risposte, non fa grafici per calcolare il successo della sua predicazione. La domanda che poi fa ai discepoli, è preparatoria alla risposta, perché da loro ne aspetta una migliore.
La pedagogia di Gesù ci insegna che è inutile commentare le dicerie del mondo; guardiamoci piuttosto dentro e vediamo in che condizione è la nostra vita cristiana, dal momento che la spinta per l’evangelizzazione parte dall’interno e va verso l’esterno.
Non è nostro compito fare l’esame di coscienza a chi è al di fuori, è nostro dovere di aiutare piuttosto le persone a trovare la loro strada.
2. Tu sei il Cristo. Pietro si distacca dai discepoli e con la sua risposta fa una professione di fede completa, anche se forse non del tutto compresa. In conseguenza della risposta, Pietro è dichiarato beato, non tanto per quello che ha detto, ma perché è stato docile a una ispirazione proveniente da Dio.
In altro luogo a Pietro viene chiesto un atto di amore: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?” (Gv 21,17). Con una professione di fede e un atto di amore Pietro riceve l’incarico di essere il fondamento, la base di sostegno e il punto di convergenza di tutta la Chiesa.
Dal momento che è chiamato a diventare roccia per tutta la Chiesa, ha bisogno di una assistenza particolare, perciò Gesù stesso lo rassicura: “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31).
3. Non prevarranno. Indubbiamente tra Gesù e Pietro c’era un rapporto particolare. Però Pietro, pur essendo l’uomo degli slanci più generosi, è anche il discepolo che rinnega Gesù, e con la sua fede altalenante ha segnato la Chiesa, come avrebbero fatto con il loro stile di vita san Giovanni il mistico o san Paolo il missionario se fossero stati al suo posto.
Pertanto la Chiesa è la casa dei poveri credenti, esitanti tra fede e dubbio, impastati di generosità e di infedeltà, ma che pur tuttavia balbettando dicono con Pietro: “Tu sei il Cristo” e: “Signore, salvami!”. Allora anche con noi Gesù farà quello che ha fatto con Pietro: “Stese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14,31).
† Alberto



