La scarpe logore di Francesco
Foto d'archivio di Papa Francesco (ANSA/SIR)
Foto d’archivio di Papa Francesco (ANSA/SIR)

Sembrava che parlasse nel deserto, che nessuno lo ascoltasse. Ogni appello, ogni invito, ogni enciclica, ogni viaggio… tutto sembrava cadere nel vuoto. Malgrado quell’agitarsi instancabile fino all’ultimo giorno, papa Francesco sembrava avvolto da un alone di indifferenza generale.

Indifferenza nei confronti della fede, degli ultimi, della pace, dei migranti, del rispetto della casa comune, della miseria, della fame anche se nelle periferie umane (anche nella nostra Italia) e geografiche molti ne seguivano silenziosamente le orme. Sembrava che gli incontri coi potenti della terra fossero soltanto momenti protocollari, ma niente di più. Poi c’è l’annuncio inatteso della sua morte e tutto si è come messo in movimento. Ha cominciato la gente comune ad andare in una processione a dare un saluto di commiato al Papa degli ultimi.

Poi sono arrivati tutti i grandi della terra (per vari motivi mancavano Netanyahu, Putin e Xi) e la Basilica di S. Pietro è diventata il centro del mondo. La morte di papa Francesco ha offerto la possibilità inattesa di dialogo in un momento storico denso di incertezze e di nubi. Ma ciò che ha colpito è stata l’affluenza di popolo nei giorni precedenti il funerale, il giorno del funerale in piazza S. Pietro e via della Conciliazione, nel passaggio nel centro di Roma per andare a Santa Maria Maggiore dove il pellegrinaggio di persone continua.

Un momento dei funerali di Papa Francesco (Foto AFP/SIR)
Un momento dei funerali di Papa Francesco (Foto AFP/SIR)

Nessuno si aspettava un’affluenza del genere, circa un milione di persone di ogni ceto e nazionalità. Il 67% di share complessivo registrato dai funerali di Papa Francesco ha reso l’evento uno dei momenti televisivi più seguiti nella storia recente d’Italia. Così si scopre che l’uomo dei ponti, dell’incontro, del dialogo, del viaggiare senza sosta anche in Paesi “insignificanti” per mantenere viva la speranza in un mondo disorientato e spesso crudele alla lunga a lasciato qualche segno.

Le scarpe vecchie, logore, indossate nella bara sono il segno di un camminare incontro ad ogni uomo. Con quelle scarpe ha cercato di costruire ponti per l’unità dei cristiani con protestanti e le Chiese ortodosse, con le varie religioni, soprattutto con l’islam, consapevole che la fraternità religiosa è determinate anche per agevolare percorsi di pace. I cantieri aperti sono tanti, all’interno della Chiesa (si conosce la controversia tra conservatori e riformatori), e nel mondo. Il problema dei migranti, la guerra mondiale a pezzi, i diritti umani, il degrado ambientale, la scristianizzazione del mondo occidentale, l’emarginazione avanzante degli ultimi, degli “scarti”… è più facile alzare muri che costruire ponti. Papa Francesco ha gridato che il mondo non va visto dall’alto, dal punto di vista dei potenti e dei ricchi, ma dal basso e dalle periferie per acquisire la consapevolezza che ogni persona ha la sua dignità indistruttibile, non per un atteggiamento solidaristico, ma perché in essa è impressa l’immagine e somiglianza di Dio. Il mondo ha bisogno di tanti pellegrini di speranza e di tante scarpe logore.

Giovanni Barbieri