
Il 27 marzo 2020, in piena emergenza Coronavirus, l’affidamento a Maria in una piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia
Tutti abbiamo il ricordo di quel camminare lento, solitario, in piazza San Pietro, per andare a pregare ai piedi del Crocifisso. “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città…
Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme. Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle”. Erano i giorni tristi del Covid.
Oggi ci sono altre tenebre e l’invito alla Chiesa e al mondo resta lo stesso. Nell’omelia pasquale papa Francesco rievoca il camminare, addirittura “correre”, della Maddalena, di Pietro e Giovanni in quel mattino frenetico della Risurrezione. Ma Gesù è risorto, bisogna andare a cercarlo altrove. Il papa ammalato, afono, ha voluto “camminare” fino alla fine col suo popolo. I testi della Via Crucis, l’omelia della domenica di Pasqua, il messaggio Urbi et Orbi diventano il suo testamento.

La visione di Chiesa che propone è ancora quella della Chiesa “in uscita”, della Chiesa “ospedale da campo” di una Chiesa missionaria che non si accontenti della conservazione, ma che vada a cercare il Cristo altrove, perché è Risorto, “bisogna uscire, cercarlo nella vita, nel volto dei fratelli, nel quotidiano, ovunque tranne che nel sepolcro”. Per questo si è fatto pellegrino di speranza nel mondo. La sua passione per le periferie lo ha portato fino ai confini del mondo, nei Paesi più sperduti e ignoti, in 47 viaggi apostolici.
Accanto all’amore per gli ultimi della terra, ha portato l’ansia di un rinnovamento nella Chiesa, non sempre condiviso, e della ricerca di un dialogo con i fratelli cristiani, col mondo musulmano, col mondo orientale. Accanto alla missione più squisitamente pastorale ed ecclesiale, le grandi sfide contemporanee: l’amore per la cura della casa comune, la pace, i migranti col loro bagaglio di sofferenza e miseria, l’approssimarsi dell’Intelligenza artificiale: al centro sempre la persone e la sua dignità.
Nella sua fragilità e nel momento in cui era evidente la pesantezza della croce vissuta, il suo cuore lo porta ancora una volta ad implorare la pace, nel messaggio Urbi et Orbi, per i tanti fronti di guerra. Per Francesco le vittime non sono numeri, ma persone ognuna con la sua storia, con i suoi affetti, con la sua sofferenza. Anche questo è l’altrove in cui cercare Gesù. Come tutti i profeti non è stato ascoltato. Oggi tutti si spendono a decantarne la “grandezza”, ieri si faceva fatica a trovare segni della sua presenza nella grande stampa. Ora si spera che qualche scintilla della sua presenza su questa terra venga colta e dia qualche frutto.
Giovanni Barbieri



