Ucraina: un invito a sanare ferite e devastazioni

I vescovi cattolici indicono l’ “Anno della Misericordia”

Condominio di 9 piani nella zona nord-ovest di Kiev colpito dai bombardamenti russi (foto ANSA/ PROTEZIONE CIVILE UCRAINA/SIR)

Un “Anno della Misericordia”, perché “le ferite e le devastazioni causate dalla guerra in Ucraina sono così grandi che ci vorranno molti anni e molti sforzi per sanarle e ricostruire ciò che è stato distrutto”. Così in un messaggio diffuso alla fine del mese scorso i vescovi della Chiesa cattolica romana in Ucraina hanno annunciato la decisione di proclamare l’Anno della Misericordia, che durerà per tutto l’anno liturgico 2022-2023.
“Abbiamo bisogno di forza – scrivono i vescovi – per vivere, amare, difendere il nostro Paese e servire gli altri con il nostro lavoro. Abbiamo bisogno di una pace profonda nel cuore e di una speranza incrollabile. Abbiamo bisogno di una fede forte che modellerà le nostre decisioni e azioni. Oggi stiamo vivendo gli orrori della guerra” e “stiamo vivendo le conseguenze delle azioni di persone che, non conoscendo la misericordia di Dio, sono venute nella nostra terra per uccidere e distruggere. Tutto ciò è il segno della freddezza di un’anima vuota che ha rifiutato Dio. Ma corriamo anche noi il pericolo di raffreddare i nostri cuori” e di lasciarci andare a “disperazione, stanchezza, odio o scoraggiamento”.
“Il mondo, continuano i vescovi, ha bisogno della misericordia, della misericordia di Dio. Riusciremo a trasmettere la misericordia di Dio solo quando attingeremo noi stessi da essa. Siamo consapevoli che solo in Dio è la nostra forza e il nostro potere”. Nel documento vengono anche delineate azioni concrete ispirate alla misericordia. “Consoliamo coloro ai quali la guerra ha portato via parenti, amici e conoscenti… apriamo le porte delle nostre case agli orfani… non dimentichiamo gli anziani… stiamo vicini ai migranti forzati”. L’esortazione finale è trovare “in questo tempo di guerra”, “la saggezza, il coraggio e la forza per essere testimoni della Sua Misericordia”.
Sulla situazione creata da “questa scellerata guerra scatenata dal despota del Cremlino” si esprime Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni internazionali presso la facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in una intervista al Sir. Essa, afferma, “costituisce anche un attacco diretto al cuore dell’ordine internazionale”. Perché ci siano prospettive di pace è indispensabile tutelare la democrazia e la libertà: “Se non saremo noi a difendere il futuro di democrazia e libertà, nessuno lo farà”. Secondo il docente, le possibilità di soluzione del conflitto “sono legate alla capacità ucraina di far capire alla Russia che non potrà vincere militarmente, riconquistando la maggiore porzione del territorio, e a quel punto iniziare a negoziare con i russi sulla base di un loro ritiro sulla linea di confine da cui sono partiti. Ha senso parlare di pace “con il solo obiettivo che sia una pace giusta e una pace che duri; una pace ingiusta si chiama resa”.

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