Papa Francesco, in direzione ostinata e contraria

Prendiamo a prestito questo verso di Fabrizio De André – con tutti i limiti che un accostamento del genere può avere – per descrivere l’immagine di Papa Francesco così come emerge dall’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Reuters nei giorni scorsi. In direzione ostinata e contraria il Pontefice – “colui che fa ponti” – è andato fin dall’inizio di questa guerra scriteriata, iniziata da Putin contro ogni logica e buon senso, invocando passi significativi capaci di porre fine agli scontri armati. Ricordiamo, tra tanti, il gesto clamoroso della sua visita all’ambasciata di Russia presso la Santa Sede: una iniziativa lontana dallo stile diplomatico del Vaticano, messo a punto nel corso di secoli. Impossibile citare tutti gli interventi con i quali il Papa ha continuato a invocare la pace nel corso di questi mesi, pur senza lasciare dubbi sulle reali responsabilità sulle origini del conflitto.
Anche nell’intervista citata ha continuato a dirsi disponibile ad un viaggio in Russia e in Ucraina, se questo potesse servire alla pace. “Vorrei andare in Ucraina, ha detto, e volevo prima andare a Mosca. Ci siamo scambiati dei messaggi a questo proposito, perché pensavo che se il presidente russo mi avesse concesso una piccola finestra per servire la causa della pace… La prima cosa da fare è andare in Russia per cercare di aiutare in qualche modo, ma vorrei andare in entrambe le capitali”.
Riferendosi a Mosca, Francesco ha parlato di “dialogo molto aperto, molto cordiale”. Quando tutto e tutti sembrano non vedere alcuna possibilità per la via diplomatica, dunque, il Papa continua a procedere nel senso sopra ricordato. Originale è anche il modo che Francesco ha deciso di adottare nei rapporti con la stampa: chiarezza e schiettezza. Così ha parlato di “pettegolezzi di corte”, spiegando che “lo spirito della corte ancora c’è in Vaticano”. Questo in risposta – con un ‘no’ deciso – alla domanda sulle voci secondo le quali gli sarebbe stato diagnosticato un cancro un anno fa; con il sorriso sulle labbra ha spiegato: “Non mi hanno detto nulla”.
Allo stesso modo, ha descritto in modo dettagliato (anche questo un fatto non usuale) la natura dell’infortunio al ginocchio. Sto lentamente migliorando – ha aggiunto – adesso devo cominciare a muovermi per non perdere la muscolatura”. Infine, pochi giri di parole anche sulle voci che parlano di possibili dimissioni: in questo caso, aggiungiamo noi, forse non semplici “pettegolezzi di corte”. “Non mi è mai passato per la testa… Quando vedrò che non ce la faccio, lo farò”. Quando potrebbe accadere? “Non lo sappiamo. Dio lo dirà”.
Intanto l’augurio che molti fanno a Francesco è quello di continuare ad andare “in direzione ostinata e contraria” per scuotere ognuno di noi e la Chiesa tutta dal torpore che attenua la capacità di continuare a testimoniare e così diffondere il messaggio di Gesù Cristo.

Antonio Ricci

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