Ancora rimandata la ‘rottura’… di inizio estate

Chi mai avrebbe potuto immaginare di trovarsi, un giorno, ad attendere la classica crisi dell’estate, anziché a ferragosto, già prima del solstizio? Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno: l’alba più mattiniera è già alle spalle (15 giugno), mentre il tramonto più tardivo sarà il 27. In questo non sincrono culminare dell’orario di levata più precoce e di tramonto più tardivo del sole, si colloca il dì del solstizio d’estate, in genere il 21, ma talvolta anche il 22 giugno.
Benché la stagione, dal punto di vista meteorologico, parta con il 1° giugno, è facile – forse ormai sarebbe meglio dire ‘era facile’ – che neppure al suo avvio astronomico a mese inoltrato le condizioni si possano definire davvero estive. Da una ventina d’anni si sta sperimentando un anticipo dell’arrivo del caldo, con gli eventi in senso opposto divenuti minoritari, esattamente il contrario di quel che capitava fino alle soglie del Duemila.
L’eventualità di una sterzata drastica, che è quanto servirebbe adesso, ha perso via via la probabilità di verificarsi: luglio, si sa, non è il mese che possa recare piogge prolungate ed estese, e i modelli di previsione continuano a sfornare scenari poco rassicuranti. I ghiacciai sono in sofferenza, i fiumi a livelli infimi già ora, compreso il grande Po, mentre i consumi d’acqua – ben superiori a quelli di 50-60 anni fa – risentono delle perdite della rete idrica. Venendo alla cronaca, nella prima parte della settimana in esame, non sono mancati temporali ad evoluzione diurna, vere e proprie ‘esplosioni’ di nubi a sviluppo verticale.
Eloquenti le immagini da satellite, che mostravano cielo sgombro al mattino (e di nuovo la sera), all’opposto delle ore pomeridiane, quando brillanti macchie bianche – la sommità dei cumulonembi sviluppatisi – si estendevano a oscurare il cielo qua e là, trasferendosi giorno dopo giorno verso il Sud. Temporali e grandine hanno infierito, ad esempio, sulla provincia di Modena – prima la montagna e la collina, poi, verso sera, anche la pianura – e province limitrofe (Reggio Emilia, Bologna, Pistoia) mercoledì 15, recando anche apporti notevoli (40-50 mm), ma agendo su porzioni di territorio troppo ristrette per avere un impatto significativo sulla carenza idrica. Localmente, l’aria fredda scaricata a suon di rovesci ha fatto crollare la temperatura e dato un po’ di vigore alla vegetazione, ma si tratta di minimi diversivi che non scompongono l’asciutto generale. E laddove è scesa la grandine funesta, sarebbe stato meglio se non fosse piovuto affatto.
Ridotte a zero anche le pericolose occasioni pluviogene, è tornato a dominare il sole facendo più che mai ‘pompa dei suoi raggi’. In soccorso, è venuto il graduale girare delle correnti da est a ovest, perciò si è apprezzato un lieve, ma costante calo della temperatura. L’aria asciutta ha fatto il resto, evitando condizioni afose.
Intanto si è conclusa la seconda decade di giugno, che ha visto, a Pontremoli, una media di 14,6°C per le temperature minime e di 31,8°C per le temperature massime. Sono valori di oltre 2°C in eccesso nelle minime e di ben 6°C nelle massime. Nello stesso periodo del giugno 2003, fece ancora più caldo: 15,6°C la media della minime e 32,2°C quella della massime.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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