Sotto il cielo di Betania

Domenica 29 maggio – Ascensione del Signore
(At 1,1-11 – Eb 9,24-28;10,19-23 – Lc 24,46-53)

Allora e solo allora, dopo i tre giorni infiniti in cui i discepoli hanno imparato come si fa a morire, dopo che hanno deciso che ogni giorno dovranno morire (perché sì, si deve morire tutti i giorni), solo allora la conversione sarà completa. E il discepolo finalmente credibile. Non perfetto, credibile.
Il discepolo smetterà di fingersi amante e finalmente si mostrerà per quello che è: amato. Solo e sempre discepolo amato. Cioè discepolo che ha fatto esperienza concreta di un amore capace di farlo risorgere dalla propria miseria.
Siamo solo discepoli amati, l’Amore è solo il Suo, non chiedeteci l’impossibile, abbiate solo pena e tenera compassione per noi, siamo solo discepoli amati, possiamo solo raccontarvi il brivido del suo sguardo, lasciate perdere il nostro. Possiamo solo farvi spazio, raccontarvi che Lui ci rimane fedele, anche quando lo mettiamo in croce.
Ecco perché bisogna aspettarlo a Gerusalemme, ecco perché il dono dell’amore non arriva se non nel luogo esatto del tradimento. Gerusalemme è il confine del potere, ma è anche il luogo del Cenacolo, un rifugio, un nascondiglio, perché dentro Gerusalemme ci si può nascondere bene, perché a Gerusalemme sono tutti ricattabili e allora nessuno ha troppo interesse ad aprire i sepolcri che si tiene dentro. La Resurrezione arriva lì. Nel cuore delle nostre paure. Quando non fingiamo di essere solo discepoli dimenticandoci di essere anche scribi, farisei, politici, soldati, Pilato, folla, mercenari, Barabba… di essere sistema. In noi, c’è tutto il Sistema. Legione di male. Uscire da Gerusalemme senza aver fatto i conti con la Gerusalemme che ognuno di noi si porta dentro sarebbe stato il modo migliore per inaugurare l’era del fondamentalismo. Ci sono sepolcri di ipocrisia in ognuno di noi, nei radicali e fondamentalisti sono solo nascosti e negati con più rabbia e paura.
Invece i discepoli stanno lì, a Gerusalemme, e aspettano, vergognandosi forse ma senza disgregarsi troppo in risentimenti e accuse, aspettano lì il dono dell’Amore, di una rinascita che può venire solo da un Amore più grande, dall’alto. Solo dopo vanno. E vanno verso Betania. Luogo di casa e di affetti. Dal Tempio alla casa, come a dire che il sistema religioso non aiuta il fiorire della libertà. Betania, luogo di Lazzaro, spazio della vita oltre la morte. Betania, luogo in cui le unzioni sono fatte per amore, in cui l’Amore non si limita, dove la cura passa dentro i gesti dell’accoglienza fraterna. Ascensione è sentire che la vita umana è benedetta ogni volta che si rende conto di essere sotto il cielo di Betania.

don Alessandro Deho’

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