Parlare di Dante, parlare con Dante

Lo storico medievista Franco Cardini ha regalato al settimanale “Toscana oggi” racconti ispirati a Dante illustrati dai disegni di Alessio Atrei. Mese per mese un racconto, l’insieme è ora materia di un piccolo. L’autore rigoroso storico si è concesso anche alla fantasia e immagina di Parlare di Dante, parlare con Dante. Ripropone figure, situazioni, luoghi tante volte letti e ascoltati accanto a digressioni e fantasie del tutto inventate. Il gioco è serio nel racconto storico: si tratta di far convivere senza forzature e disparità il vero e l’inventato.
Nell’arcigna eppure amata Firenze ci sono sanguinose lotte tra fazioni politiche in cui Dante è coinvolto, uomo di passioni, rancori, odio e amore: i forti sentimenti dell’infinita bellezza della Commedia. Nei dodici racconti, che sono brevi romanzi storici, Cardini fa emergere tra le tante figure Paolo e Francesca legati in eterno amore, condannato ma compreso perché, quando il matrimonio è un contratto non deciso dagli sposi, il vero grande amore è sempre “verso un altro”, “adultero” appunto.
Farinata sdegnoso e superbo non ha dimenticato che la sua memoria era stata salvata dall’accusa di eresia e ora da vincitore risparmia la distruzione della parte guelfa di Firenze. Molta fantasia porta al racconto di un saraceno che guida in un “folle volo” la sua barca sulle rotte di Ulisse.
Lucifero è il male e viene piegato, incastrato al centro della terra, con un corpaccio gigantesco, può solo piangere e maciullare tre grandi traditori con le sue tre mostruose bocche. Manfredi uomo di grandi peccati è salvato dall’abbraccio della misericordia di Dio, Bonconte del Montefeltro, forato nella gola muore salvato per l’estrema invocazione a Maria; c’è il femminicidio di Pia dei Tolomei.
Potente è la personalità di Giustiniano col suo impegno a ricomporre un impero universale e a purificare le leggi dal “troppo e il vano”. Francesco d’Assisi è fatto occasione di una disputa alla presenza di Dante tra alcuni francescani che già hanno dimenticato il “connotato veramente cristico” del “sacro commercio” del Serafico Padre con madonna Povertà, del quale non danno traccia neppure Bonaventura autore della prima biografia di Francesco e Giotto, esecutore sublime di affreschi di episodi di vita del Santo.
Cacciaguida capostipite degli Alighieri, guelfo di grande dirittura morale prima dei nuovi ricchi avidi di guadagni e del lusso, è immaginato ricevere lodi da Farinata del partito nemico.
Cardini si inventa una lettera in cui Dante, al contrario di quanto detto nella Vita nova – ma cos’è, in fondo, la verità? – dice a Beatrice che lei non apparteneva alla sua vita vera, ma era solo il suo sogno di donna: “ti ho portato con me nei viaggi aspri e selvaggi sopportando la fatica dello scendere e del salire le altrui scale, guidato da te a vedere Dio” con l’intervento finale di Maria invocata con amore fortissimo.
Cardini saluta la Regina Madre di Misericordia immaginando di essere Dante che le scrive una lettera datata 25 marzo 1315 in cui chiede protezione nell’esilio dalla sua patria “ingrata e peccaminosa”. È a Verona, ha 50 anni, gli rimangono, salvo imprevisti, solo vent’anni da vivere, essendo fissata a 70 anni la durata della vita terrena. Potrebbe tornare alla sua Firenze, aggredita da Uguccione della Faggiola signore di Pisa e Lucca; i guelfi neri che lo avevano cacciato ora gli offrono il loro “perdono” per reati che non ha commesso e gli chiedono atto di umiliazione, che sarebbe riconoscersi colpevole. Accettare sarebbe viltà e menzogna, dunque resterà esule fino alla morte e prega di avere il tempo per concludere il “poema sacro”.

Maria Luisa Simoncelli

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