Le regole di una comunità agricola: gli Statuti di Filattiera

Presentato il libro di Paolo Lapi sulle norme redatte nel XVI secolo per una realtà unita, gelosa e pronta a difendere i propri diritti

Un’opera importante per ricostruire le radici di una comunità: è stato presentato a Filattiera nel pomeriggio di sabato 13 novembre, nel centro didattico alla Pieve di Sorano, il libro, curato da Paolo Lapi, che raccoglie gli Statuti assieme ad un interessante saggio storico realizzati dallo stesso Lapi. Dagli Statuti emerge una comunità il cui sostentamento era basato su un sistema agricolo e pastorale con un importante rapporto con il fiume Magra. Le norme erano quindi finalizzate alla gestione delle colture, delle terre e dei boschi. Norme che costituiscono materiale e strumento prezioso per la ricostruzione del “mondo” peculiare filattierese, per conoscere i beni ritenuti allora più preziosi dalla comunità ed, ancora, per la comprensione dei sistemi di gestione delle proprietà collettive e particolari.

Era il 1543, quando Manfredi III decise di redigere un corpus statutario ricavandolo da quello del Terziere. Poco dopo il territorio passò alla Firenze di Cosimo I de’ Medici

Da queste norme emerge una comunità unita e gelosa dei propri ordinamenti e delle proprie tradizioni, pronta a difendere i propri diritti dai vari domini di turno e i propri beni dagli abitanti confinanti. Una comunità cauta verso i forestieri, ma pronta ad accoglierli a pieno titolo una volta ammessi secondo le proprie regole. Si tratta di norme che affondano le radici in un passato lontano, nate spontaneamente dal territorio e per il territorio, difese nel corso dei secoli e rinnovate senza stravolgerle. Testimonianza di un’identità singolare in quanto Filattiera è stata una comunità da sempre abituata alla gestione di funzioni più o meno pubbliche e dotata di una propria forte autonomia, “libertas” come si diceva nel medioevo.
Una situazione destinata a durare sino alla seconda metà del XIII secolo quando, preso i Malaspina il soppravvento, fu inclusa (1275) nel territorio del Terziere, riuscendo però a mantenere una propria autonomia pur dovendo riconoscere l’autorità dei Malaspina. È possibile che Alberto Malaspina, ottenuta l’approvazione del suo ruolo di “dominus generalis” del Terziere da parte dei diversi poteri locali, come il “Comune” di Filattiera, abbia impostato una struttura istituzionale, poi recepita negli Statuti di Manfredi I, in cui riconobbe un ruolo importante alle organizzazioni comunitarie autoctone con la conferma dei loro diritti ed ordinamenti riservandosi la nomina del podestà.
Fu la posizione forte, radicata ed organizzata della comunità di Filattiera a far sì che non fu possibile applicarvi integralmente la normativa malaspiniana ma furono necessari degli “aggiustamenti” specifici per quella comunità. Successivamente le vicende di Filattiera si sono intrecciate con quelle del Terziere e dei Malaspina, ma nonostante questo continuò a mantenere le proprie peculiarità. Il feudo di Filattiera, nel cui territorio rientravano anche Gigliana e Biglio, venne dotato dei suoi specifici Statuti nel 1543, quando Manfredi III decise di redigere un corpus statutario ricavandolo da quello del Terziere di Manfredi I, normativa rimasta in vigore nei territori nonostante la dissoluzione del feudo.
Dopo la vendita di Filattiera a Cosimo I da parte di Manfredi III, nel 1549, (su cui si accese una disputa che durò più di un secolo) Firenze si rapportò direttamente con la comunità filattierese con concessioni espresse negli “statuti nova” del 1552 e nell’atto del 1554 con cui Filattiera venne inserita nella giurisdizione del Capitanato di Castiglione del Terziere. In base a queste concessioni si venne a creare una situazione particolare per Filattiera, diversa da tutte le altre comunità lunigianesi entrate nell’orbita fiorentina.
Questa situazione continuò fino alle grande riforme leopoldine quando Filattiera fu dapprima unita a Bagnone (nel 1777) e poi, per le sue peculiarità, riconosciuta nuovamente come comunità autonoma nel 1787. Una ricostruzione, quella operata da Lapi, che è stata seguita da un pubblico numeroso ed attento.
Tra questi spiccava anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che a conclusione della giornata ha effettuato un ampio excursus storico della Lunigiana, sottolineando come questo territorio nella sua visione strategica rappresenta un luogo di eccellenza da valorizzare e le cui peculiarità devono essere esaltate per farne punto di rilancio dell’intera regione. (r.s.)

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