La messa di apertura del Sinodo: l’invocazione dello Spirito Santo

Una celebrazione voluta dal Papa in ciascuna Diocesi. A causa della pandemia la partecipazione è solo su invito, così da dare rappresentanza a tutte le realtà della Diocesi. Don Samuele Agnesini spiega significato e svolgimento della celebrazione

I partecipanti al Convegno Pastorale diocesano di fine settembre

Domenica 17 ottobre si apre anche in Diocesi il Sinodo sulla sinodalità, un percorso che ci vedrà impegnati, dal punto di vista pastorale, nei prossimi tre anni. Un anticipo di ciò che ci attende lo abbiamo nel Convegno diocesano. La celebrazione ufficiale presenta invece alcuni segni particolari che ci aiuteranno a meglio comprendere quanto il Signore chiede alla sua Chiesa.
Ci chiarisce meglio le idee don Samuele Agnesini, direttore dell’Ufficio Liturgico.

Come si svolgerà la celebrazione di domenica 17 ottobre?
La celebrazione è stata voluta dal Papa affinché anche nelle Chiese particolari si desse il giusto rilievo al Sinodo. Il Papa ci sta abituando a un modo di fare per certi aspetti nuovo, ci chiede di tenere un occhio puntato sulla Chiesa universale e uno sulla singola realtà ecclesiale, per noi la nostra Diocesi. Pertanto in alcune occasioni, e questa è una di quelle, alcune celebrazioni sono duplicate anche nelle singole chiese locali, proprio per chiedere che l’impegno e il coinvolgimento sia di tutti. Per questo domenica 17 ottobre la diocesi di Massa Carrara-Pontremoli si ritroverà in Cattedrale a Massa per celebrare l’Eucaristia e invocare lo Spirito Santo perché il Sinodo della Chiesa universale e il Cammino sinodale della Chiesa italiana siano realmente un evento di grazia per tutti.

Sono previsti riti particolari?
La Segreteria Generale del Sinodo ha messo a disposizione una serie di indicazioni generali affinché ogni diocesi “confezionasse” un rito adatto alla propria situazione. Abbiamo quindi cercato di predisporre una celebrazione che tenesse insieme alcuni aspetti che potessero essere utili per la nostra Chiesa. Innanzitutto abbiamo scelto di utilizzare la Messa votiva dello Spirito Santo (la terza delle tre proposte nel Messale). Una scelta determinata da due elementi: il primo è che nelle indicazioni della Segreteria generale del Sinodo c’è la chiara indicazione di vivere questo momento di convocazione in un clima di attesa dello Spirito come nella Veglia di Pentecoste. Il secondo elemento è la particolare situazione che stiamo vivendo da ormai otto mesi: siamo in attesa di un nuovo vescovo che sia per noi pastore buono e bello ad immagine di Cristo. È lo Spirito che mediante l’azione umana guida la scelta dei vescovi, per questo è compito fondamentale della nostra Chiesa invocarlo con forza. La seconda scelta fatta è quella di vivere la celebrazione in forma stazionale. Con questo termine la riforma liturgica conciliare definisce tutte le celebrazioni del Vescovo presiedute con una certa solennità (sostituisce il termine pontificale). Ma nell’antichità le Celebrazioni stazionali erano quelle che partendo da una chiesa arrivavano ad un’altra che era definita “statio”, cioè, fermata. Il Vescovo pertanto inizierà la celebrazione nella Cappella delle Stimmate della Cattedrale dove è conservato il fonte Battesimale e qui ci sarà la Memoria del Battesimo con la Benedizione dell’acqua e l’aspersione dei fedeli. Mentre poi il vescovo procede processionalmente verso l’altare verranno cantate le litanie dei santi. La Messa procede poi nel modo consueto fino al momento della proclamazione del Vangelo (la Liturgia della Parola rimane, per dovere di continuità, quella della XIX Domenica del Tempo Ordinario) quando il Diacono recante il Libro dei Vangeli farà il suo ingresso dal fondo della Cattedrale accompagnato dall’incenso, dai ceri e da quattro persone che recheranno dei fiori. Dopo l’omelia del Vescovo ancora due segni ci saranno di aiuto nella partecipazione a quanto stiamo celebrando: la professione di fede battesimale e il canto del “Veni Creator Spiritus”. Le indicazioni che ci sono pervenute ci consigliavano di inserire nella celebrazione il canto dell’Inno allo Spirito, pertanto ci è sembrato significativo non inserirlo come un altro dei canti della Messa ma riservargli un posto privilegiato nella scansione rituale. Inoltre lo abbiamo arricchito di un gesto: il Vescovo e a seguire dopo di lui altre sei persone, durante l’inno accenderanno 7 lampade che saranno poste sulla mensa dell’altare. Il numero 7 è il numero dei doni dello Spirito, del settenario sacramentale, in qualche modo rappresenta la Chiesa che agisce nella storia. Ultima nota di rilievo è la scelta di alcuni testi che verranno utilizzati durante la celebrazione, in modo particolare la formula di Benedizione dell’acqua che sarà quella che il Messale per il Tempo Pasquale, proprio per l’indole Pentecostale di questa Liturgia e la Preghiera Eucaristica “per varie necessità II. Dio guida la sua Chiesa sulla via della salvezza” particolarmente adatta alle tematiche di questa celebrazione.

Si potrà partecipare a questa messa?
Purtroppo siamo ancora in tempo di pandemia e siamo costretti a fare delle scelte che per loro natura non sono inclusive ma esclusive. Pertanto abbiamo calcolato la capienza della Cattedrale e indicato dei criteri per individuare le persone che potranno partecipare. Ne indico alcuni. Mons. Vescovo in una lettera al Clero ha chiesto la sospensione delle Messe vespertine per quella domenica, e di partecipare alla Messa in Cattedrale. Questo è stato un primo criterio. Un altro è stato quello di avere una rappresentanza di tutti e sei i Vicariati della Diocesi, sono state calcolate 15 persone per ogni vicariato. Poi avere associazioni e movimenti, che saranno presenti con un loro rappresentante. In questo modo si è cercato di dare un valore di rappresentanza di tutta la Diocesi. Sarà comunque possibile seguire la diretta streaming della celebrazione sul canale YouTube della Diocesi.

Si potrà ottenere l’indulgenza?
È prevista la possibilità di lucrare l’indulgenza. Al termine della celebrazione della Messa il Vescovo impartirà la Benedizione papale. Il vescovo nella sua Diocesi ha la facoltà di impartire la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria tre volte l’anno. Abbiamo deciso che dato l’alto valore diocesano di questa celebrazione che questa particolare benedizione fosse concessa proprio in questa occasione.

Ci sarà una sola celebrazione diocesana?
Sì, non è prevista nessun’altra celebrazione di apertura.

Renato Bruschi

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