Gridare dal fondo

Domenica 24 ottobre – XXX del tempo ordinario
(Ger 31,7-9 – Eb 5,1-6 – Mc 10,46-52)

Non sopportiamo l’urlo del cieco perché siamo noi quel cieco, con l’unica differenza che non abbiamo ancora trovato il coraggio di gridare. Perché non siamo sicuri che sia il caso di aprire gli occhi e gettare mantelli e iniziare cammini. Molto meglio rimanere ai bordi della vita, avere mille scuse per non vedere e altrettante per non esporsi. La vita del mendicante non è poi così male. Ordinaria. Miracolo vero è lasciarsi convertire da quel grido. Che ancora osa dire che vita vera è una vita che si consuma e che si stanca. Che fanno male gli occhi quando sono esposti al sole, che la bellezza quando ti entra dentro ti sfascia il cuore, che il dolore e la povertà quando sfondano le pupille sono pugni che fanno male… miracolo vero è riuscire a dire che ne vale la pena. Che chiudere gli occhi sulla vita può essere comodo ma è terribilmente triste. Certo che si sta male aprendo gli occhi perché vediamo che vivere significa consumarsi per il fratello, donarsi, crocifiggersi per un ideale, far l’amore con la vita fino a farsi male. Aprire gli occhi fa male perché svela una fede che non consola ma espone, che non protegge ma ferisce, che non risolve ma condivide. Aprire gli occhi fa malissimo perché inciampano nello scandalo della Croce. E allora meglio tenerli chiusi e chiudere la bocca al cieco, pensa la folla. Ma Gesù no. Chiede alla gente, chiede a noi, di abitare tre parole di rinascita. Tre parole che possono aprirci gli occhi e il cuore. Tre parole a cui ci affidiamo. Tre parole rischiose e incandescenti: coraggio. Alzati. Ti chiama.
Coraggio. Parola che viene dal latino… cor, cuore. Coraggio è il cuore che apre gli occhi e che si accorge che vera paura è quella di non rispondere alla propria vocazione. Quella di smettere di amare. Coraggio è il cuore che apre gli occhi e vede che l’Amore non poteva che mostrarsi così, dentro le ferite di un corpo che non trattiene nulla per sé. Coraggio è un cuore che vede in quell’uomo crocifisso l’unica risposta possibile alla sfida della vita. Coraggio è reggere il peso di un cuore che ama. Alzati. Parola importante per chi vive sotto il livello della vita. Per tutte le Gerico del mondo. Alzati, che non è volare… alzati, semplicemente. Dal punto più basso della storia sollevati all’altezza che tu hai inscritta nel tuo corpo. Non sono chiesti voli impossibili, ti è chiesto solo di rimanere, in piedi, davanti alla vita, senza farti schiacciare. Con tenerezza ferma. In piedi costruttori di pace, che forse non cambieremo il mondo ma testimonieremo almeno che è possibile non farci calpestare dalla volgarità, dalle parole urlate, dall’arroganza del potere, dall’ignoranza e dalla superficialità.
Ti chiama. Forse siamo gettati nel mondo a caso, ma da quel Caso siamo gente chiamata, noi siamo la storia di un Dio che viene a chiamarci. A offrirci una strada. Non comoda, non facile, però vera. Siamo uomini e donne chiamati. Chiamati a rispondere a quel Dio che lui sì, lui è il vero mendicante. Mendicante dell’amore umano.

don Alessandro Deho’