Gesù. Crocifiggersi a un bambino

Domenica 19 settembre – XXV del tempo ordinario
(Sap 2,12.17-20 – Gc 3,16-4,3 – Mc 9,30-37)

Gesù chiama un bambino e lo pone in mezzo e poi lo abbraccia, si crocifigge a quel cucciolo di uomo. Ma cucciolo bastardo, secondo le regole del tempo. No, non è gesto di tenerezza, è gesto scandaloso. Gesù non sta solamente abbracciando un bambino, Gesù si crocifigge alla parte bambina di sé. Questo è nientificarsi. Crocifiggersi a quella parte senza ruoli, senza protezione e senza garanzie, senza riconoscimenti. Ma anche parte senza padroni, senza chiese e sena gerarchie, senza padroni. Abbraccio anarchico. Gesù si crocifigge a quella parte bambina, la stessa che si porterà addosso fino alla fine, fin sopra la croce e oltre perché risorgere vuol dire non uscire da quell’abbraccio.
Gesù si crocifigge a quel bambino, perché non vuole fare nient’altro, vuole continuare a perdere tempo, come i bambini. Perché vuole continuare a produrre nulla, a non servire a nulla, a non finire nel giro di quelli che è utile farsi amici. Gesù si crocifigge a quel bambino per continuare a perdere credibilità perché la vita non la puoi spiegare, quello è gioco da intellettuali, la vita la devi assaporare, gustare, perfino sbranare. Con l’appetito ingenuo e selvatico di un bambino. I discepoli non possono capire, nemmeno noi possiamo capire. Perché non c’è niente da capire. Ci sembra di buttarla la vita interpretandola così invece, crocifissi alla parte più scandalosa di noi stessi, possiamo essere come gigli del campo o uccelli del cielo, possiamo essere, semplicemente essere, senza l’ansia di dover dimostrare nulla. Perché se devo dimostrare di saper fare ecco che subito io sarò chiamato a dimostrare di “saper fare meglio di…” e come dice san Giacomo nella seconda lettura: “dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni”.
Crocifiggersi al bambino, crocefiggersi all’inutile, crocifiggersi alla volontà di non dimostrare nulla ci rende liberi di guardare il mondo senza pretese. Io sono, e mi basta. Se qualcuno mi abbraccia sono un vivente felice. Gesù andrà ad abbracciare ogni sorta di scarto umano, morale e fisico, ma non perché Gesù era bravo (bravo a fare il bene) ma perché era innamorato dell’essere in ogni sua forma. Di quell’Essere che si manifesta in modo ancora più cristallino quando non è ostruito da uniformi, paramenti, ideologie, concetti, appartenenze. Gesù tocca il lebbroso perché gli piace accarezzare l’essere dell’uomo e non perché è buono! Gesù abbracciando il lebbroso si crocifigge a un bambino per provare a indicarci una nuova via: non voglio uomini buoni, voglio uomini innamorati.

don Alessandro Deho’

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