Il governo chiamato a provvedimenti adeguati

Le decisioni che il Governo e le Regioni stanno assumendo in tema di regole per la nuova fase della pandemia saranno determinanti per il nostro futuro prossimo. Ma, da quanto si legge sui giornali e dalle dichiarazioni di politici e amministratori, emerge qualche motivo di preoccupazione, pur sperando che il peggio sia passato.
Tante le sofferenze e i morti davvero troppi (123mila in quindici mesi; nei cinque anni della seconda guerra mondiale le vittime civili furono 153mila!) perché non vengano assunti comportamenti responsabili e decisioni adeguate. è diventato insopportabile che da settimane si martelli sul “coprifuoco”: ora dalle 22, entro breve tempo spostato in avanti, tra qualche settimana forse abolito del tutto.
Forzare l’opinione pubblica a credere che questo sia il chiavistello per riaprire le porte ad una normalità perduta da oltre un anno è, francamente, poco qualificante per chi porta avanti questa strategia. Siano essi leader di partito, ministri o quanti scendono sul questo stesso piano, da quello nazionale a quello regionale nonostante situazioni locali che dovrebbero portare a ben altri provvedimenti.
Così come sbandierare la positiva situazione che vive l’Inghilterra quale esempio da seguire subito, cercando di farci dimenticare le grandi differenze tra il nostro e quel paese a cominciare dalla percentuale delle persone immunizzate. Dietro la valanga di dati che ci investe ogni giorno c’è una campagna di vaccinazioni che ha percentuali ancora basse a più di quattro mesi dal via.
A quanto pare giugno potrebbe essere il mese della svolta, grazie all’arrivo di molti milioni di dosi e ad una organizzazione che speriamo davvero porti risultati dopo settimane di annunci. Ma se anche fosse non si dimentichi che iniettare una prima dose non significa immunizzare: per quello si dovrà aspettare la fine dell’estate. Qualcuno, inascoltato, continua a ripetere che se non stiamo attenti è proprio l’estate ad essere a rischio, perché il messaggio che sta passando tra la gente è che siamo a quel “liberi tutti”.
Eppure, nonostante il calo dei contagi delle ultime settimane, gli ospedali non riescono ancora a svuotare né i reparti Covid né le terapie intensive, con grandi timori per una eventuale nuova ondata e con l’aggravante che si rinvia di giorno in giorno il ritorno alla normalità nella cura delle altre malattie, spesso gravi.
Possibile che non si sia fatto tesoro dell’esperienza dell’estate 2020 o, più vicina nel tempo, della “zona bianca” in Sardegna?
Sia ben chiaro: interi settori della nostra economia sono in grave sofferenza, milioni di persone sono in difficoltà, l’Italia intera ha bisogno di rilanciarsi. Ma questo mal si concilia con la costante ricerca del consenso facendo credere che qualcuno voglia restituire la libertà agli italiani mentre altri avrebbero instaurato un regime e intendono mantenerlo. Dimenticando di essere tutti attorno al tavolo dello stesso governo!

Paolo Bissoli

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