Grappoli maturi

Domenica 2 maggio – V di Pasqua
(At 9,26-31 – 1Gv 3,18-24 -Gv 15,1-8)

Un intreccio di rami che si sostengono, linfa che scorre dentro le vene come mani di vecchi amanti che si cercano: sostenersi è già dare frutto. Un frutto dolce e inaspettato: grappoli di uva dalle rughe di quel legno così apparentemente fragile.
La vigna vive delle cure appassionate dell’Agricoltore. Un agricoltore che prima di accarezzare i grappoli, prima di dare sole e acqua e protezione alle sue piante: prima di tutto questo: vede. Vede frutto su una collina ancora deserta. Vede filari ordinati dove c’è ancora abbandono. L’agricoltore è un lucido visionario, un sognatore realista, un profeta: e mi commuove sapere che Gesù è da lì che parte nella descrizione del Padre, da un lucido sguardo che affonda le radici nel frutto che sarà: io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.
Gesù parte dal sentirsi vigna collocata nella pupilla profonda del Padre. Le radici della fecondità sono sempre in cielo. Con questa collocazione Alta e Altra posso anche non sapere esattamente come darò frutto, quale cioè sarà la modalità del futuro della mia vita, posso anche accettare di camminare incontro ad un domani che non è del tutto chiaro, posso farlo affidandomi allo Sguardo che precede la mia primavera: qualcuno vede per me ciò che io non riesco ancora nemmeno a sperare in me. Nemmeno ad immaginare. Uno sguardo che riesce a penetrare il futuro non con doti di preveggenza ma con affondi di speranza. Una vigna, un uomo, un amore: la vita cresce solo se desiderata. Solo se anticipata dalla Speranza. Fede è riuscire ad affidarsi allo sguardo penetrante di Dio. Siamo deserto, siamo terra arida, ma nel tuo sguardo Signore possiamo già godere del profumo dolce degli acini maturi. Quei grappoli che tu vedi, perché ci ami. Per crescere non ci servono sguardi spietati e precisi, non serve a niente sottolineare i limiti, non porta a grandi cambiamenti lamentarsi delle sterilità, noi cresciamo solamente aggrappati allo sguardo sognatore dell’agricoltore. Mi pare che la conversione profonda delle nostre comunità cristiane debba passare innanzitutto da questo cambio di prospettiva. Ma non tanto a partire dai grandi progetti pastorali, non dalle grandi architetture di Chiesa che sono così difficili da ipotizzare in questa nostra società veloce e imprevedibile, no, non penso ai grandi visionari progetti di futuro ma agli sguardi concreti tra di noi. Ti guardo negli occhi e non vedo solo la povertà che ti e mi abita ma oso affacciarmi sul nostro futuro di grappoli maturi. Perché, con gli occhi del Padre, io li vedo. A volte anche per te, al posto tuo! Sguardo da agricoltore: amato e curato tu sarai grappolo maturo.

don Alessandro Deho’