In arrivo altri 40 miliardi per sostenere l’economia

Il governo ha chiesto al Parlamento un nuovo rilevante scostamento di bilancio

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi

La scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha varato il Documento di economia e finanza per l’anno in corso e i due seguenti e ha deciso di chiedere al Parlamento un nuovo, ingentissimo scostamento di bilancio per poter finanziare un nuovo decreto con misure di sostegno alle attività produttive: si tratta di 40 miliardi a cui vanno aggiunti altri 30 miliardi, spalmati in più anni, per dare corpo ai progetti che non potranno entrare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), vale a dire il Recovery Plan, da presentare tassativamente a Bruxelles entro la fine del mese.
I prossimi quindici giorni saranno frenetici e decisivi sul piano politico-economico. Mentre in Parlamento va avanti il “decreto sostegni”, si discute già da inizio aprile di un decreto bis che nel titolo potrebbe portare esplicitamente la parola “imprese” e definire ulteriori forme di ristoro che nel dettaglio saranno definite nei prossimi giorni. La novità, peraltro annunciata, è la linea di finanziamento complementare che affiancherà il Pnrr. Il governo punta su questi investimenti aggiuntivi per incrementare la spinta alla economia. Tra decreti e legge di bilancio, dallo scorso anno sono stati messi in campo 180 miliardi. Per quest’anno si prevede un indebitamento netto dell’11,8% (contro il 9,5% del 2020) e se si vuole provare a riportare il deficit sotto il 3% nel 2025 o si taglia o si cresce di più.
È stata inevitabilmente scelta questa seconda strada. Per quest’anno, intanto, si prevede un aumento del Prodotto interno lordo pari al 4,5%. Il governo sta procedendo in parallelo con la messa a punto del Pnrr che Draghi presenterà ufficialmente alle Camere il 26 e il 27 aprile e che probabilmente sarà accompagnato da due decreti: uno per la semplificazione delle procedure – i fondi europei saranno erogati solo a fronte di realizzazioni ben scadenzate – e un altro per la governance, che alla fine potrebbe essere affidata proprio al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), un organismo che già esiste e già prevede la presenza sia dei ministri competenti sia dei presidenti delle Regioni di volta in volta interessate. Ma questo è ancora un campo tutto da verificare.
Una decina di giorni fa, intanto, è iniziato il confronto con le Regioni e gli enti locali, da un lato, e con i partiti di maggioranza e opposizione, dall’altro. Se il ruolo delle Regioni si evidenzierà nella fase di attuazione del piano, quello dei partiti è importante ora; non solo quanto alle scelte economiche, ma anche nella capacità di dare risposta ai bisogni.
Anche l’Ocse sottolinea che “la crisi rischia di far calare ulteriormente i tassi di occupazione, già bassi, e di rafforzare le disuguaglianze”. Bisogna, quindi, ricucire le fratture.

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