L’ odio non sia la risposta

42editoriale“Vi esorto a tendere la mano, a non essere divisi, a non fare in modo che i nostri propositi possano esacerbare ancora di più i nostri sentimenti e spingere alla violenza; l’ odio non deve essere una risposta a questo odio cieco”. Fa bene pensare che gli attentati di Nizza e di Vienna non siano legati tra loro dalla violenza e dall’odio che hanno offuscato la mente degli assassini ma da parole come quelle sopra riportate, pronunciate da mons. André Marceau e dal card. Christoph Schönborn, rispettivamente vescovo di Nizza e arcivescovo cattolico di Vienna.
Perché tra tanti dubbi che attraversano le nostre menti in questi giorni per certi aspetti così disastrati, una certezza rimane nei cuori: il bene e l’amore possono vincere l’odio. Non oggi, non subito, ma alla fine – lo abbiamo ascoltato nei giorni scorsi – “quelli che vengono dalla grande tribolazione… non avranno più fame e non avranno più sete… e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”. Sta a noi rendere vera e concreta questa visione. Per questo scalda il cuore la notizia dell’attività svolta da padre Stefano Luca, il religioso che nella zona di Aleppo, dal 2019, dirige il dipartimento di Teatro sociale dei Frati minori cappuccini portando avanti un programma che punta “a disinnescare l’imprinting jihadista dei bambini – i ‘cuccioli’ – del Califfato, restituendo loro un nome e un futuro”.
Per ora, certo, la realtà è molto dura. Dopo la decapitazione del professore vicino a Parigi, dopo i tre morti di Nizza, dopo l’uccisione di 4 persone a Vienna, una riflessione dovrà essere fatta a livello politico e di sicurezza. Già la diversità che esiste tra la Francia e l’Austria dovrebbe indurre a ritenere possibili attentati in ogni Paese.
Ancora una volta, quindi, c’è bisogno di unità tra gli Stati, non solo a livello di ordine pubblico, ma anche e soprattutto nel cercare di capire e prevenire. Un compito non facile ma certo la reazione non può essere quella manifestata da Salvini in occasione del secondo attentato e cioè la richiesta di dimissioni di ministri, come se, una volta risolto il problema burocratico dell’espulsione, potesse essere risolto il problema del terrorismo in generale.
C’è bisogno piuttosto di un lavoro di analisi capace di portare alla luce le progressive modifiche presenti negli atti terroristici; un lavoro di intelligence che non può di certo essere gridato sui giornali o alla televisione. Una caratteristica per tutte: negli ultimi attentati non si è fatto uso di esplosivi, non ci sono state intenzioni suicide. C’è bisogno di capire quali siano i livelli di coinvolgimento dei singoli attentatori in un disegno più generale ma si può affermare che siamo di fronte ad un chiaro attacco all’Occidente, in particolare ai suoi simboli religiosi, con la certezza di ottenere grande visibilità.

Antonio Ricci

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