Le nuove frontiere della sfida al virus

34virusSiamo convinti che, se non tutti, almeno la stragrande maggioranza delle persone faccia il tifo per una soluzione positiva della vicenda innescata dalla pandemia causata dal virus Covid-19. Facciamo, quindi, uno sforzo per ammettere la buona fede alla base delle più disparate opinioni ascoltate da gennaio ad oggi.
Però, l’idea che ci stiamo facendo in questi giorni è che la lotta contro la diffusione dei contagi possa correre il rischio di risultare una fatica di Sisifo, espressione che, rifacendosi alla mitologia greca, indica “un’impresa che richiede grande sforzo senza alcun risultato”. Forse è un’opinione troppo pessimistica; proviamo a mitigarla dicendo che si ha l’impressione che la lotta al coronavirus debba sempre ripartire poco distante dalla cima di quella collina assegnata all’astuto mortale come condanna.
Troppe le parole gettate al vento; c’era chi parlava di una nuova umanità resa più solidale dal terribile flagello; chi immaginava una unione di intenti per giungere al vaccino risolutore; chi si diceva convinto dell’avvento di stili di vita più saggi ed altro ancora. In realtà, appena siamo tornati ad avere l’acqua a distanza di sicurezza dalla gola, la prima reazione è stata quella di far sì che tutto tornasse come prima.
Un atteggiamento positivo sarebbe stato più che comprensibile, ma siamo sicuri che certi comportamenti che, viste le conseguenze in termini di contagi, si sono rivelati come minimo irresponsabili non potessero essere evitati? La pandemia e il rischio che tutto possa ripartire come a febbraio, lo abbiamo già scritto, sono stati usati come strumento di lotta politica per mettere in difficoltà l’avversario.
Ora siamo di fronte ad almeno due svolte che potranno dirci se queste nostre sono solo elucubrazioni tardo estive o preoccupazioni fondate.
La prima, rimanendo dentro i nostri confini, è l’inizio dell’anno scolastico. Il Ministero competente non è esente da errori e sviste: si è avuta l’impressione che la pressione mediatica e dei partiti abbiamo portato spesso fuori strada la ministra, indotta ad anticipare soluzioni che poi si è dovuta rimangiare. Resta il fatto che, anche in questo ambito, ci si trova di fronte a problemi mai manifestatisi e che i ritardi che pesano sul sistema scuola non sono certo nati in questi mesi e nemmeno solo negli ultimi anni.
L’altra svolta è rappresentata dal vaccino. D’improvviso tutte le cautele e le incertezze sembrano essere sacrificate sull’altare della primogenitura. Non è più importante far bene ma fare in fretta, avere in mano un prodotto che, se valido, potrebbe, almeno nel breve periodo, risultare il nuovo “oro nero” di inizio terzo millennio. Se per arrivare a quel risultato Putin è disposto (almeno a parole) a mettere a repentaglio la salute della figlia, quali altri limiti potranno esserci nello spingere gli scienziati a ignorare il rispetto delle procedure?
Così si torna a quanto detto prima e ci piace ribadirlo con i versi di Francesco Guccini: “Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare…”.

Antonio Ricci

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