Solitudine e compassione

Domenica 2 agosto – XVIII del tempo ordinario
(Is 55,1-3; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21)

31vangeloIn quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Perché la morte porta sempre in disparte, spinge ai confini, impone di ridisegnare se stessi, il rapporto con il Padre e con quel padre che ci ha aperto la strada: per Gesù è Giovanni, il precursore.
Non è un momento semplice, è la vita che si ripete, è il potere che fa tacere i profeti, è il rischio evidente, per Gesù, di essere incamminato sulla stessa strada. Non è facile. Come si può evangelizzare parlando di un Dio che fa morire i suoi discepoli? Non è un passaggio facile, Gesù avrebbe potuto rinunciare alla sua vocazione, ne aveva tutto il diritto.
E poi c’è la morte, l’esperienza della morte. Gesù davanti alla morte del Battista ha bisogno di stare solo, ci risparmia frasi consolanti e si ritira in solitudine. Questa scelta ci aiuta a sentirlo vicino. Non esiste un Dio che salva dal deserto e dalla solitudine, esiste Gesù, il Dio che abita le nostre fatiche.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
La compassione è ciò che smuove Gesù. Dal luogo della morte e della solitudine, da quel pezzo di mondo alla deriva si può uscire solo con un movimento di compassione, un cuore che si interroga, che si commuove, che si accorge della fatica del fratello. Gesù rinasce grazie agli occhi dei fratelli che lo cercano.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”.
Poi è come se Gesù avesse capito e volesse coinvolgere discepoli ancora acerbi: la folla nel deserto e senza cibo è il simbolo di un uomo a un passo dalla morte, a loro Gesù non consiglia di andare in disparte e in solitudine ma trasforma quel bisogno in una possibilità, in una possibilità per la possibile compassione dei discepoli.
Davanti alla fame del mondo Signore aiutaci a imparare l’arte della compassione, aiutaci a non accontentarci di risolvere i problemi ma rendici cuore aperto e sensibile al bisogno di vita dei fratelli.

don Alessandro Deho’

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