Un piano per il bene delle prossime generazioni

24Piano_UEIl piano della Commissione Ue, pensato per ridare respiro all’economia continentale, è ancora ben lontano dal divenire realtà: si sa già, infatti, che il prossimo vertice del Consiglio Europeo, convocato per il 19 giugno, non sarà quello decisivo. Nonostante ciò, il tema degli aiuti in arrivo dall’Europa è diventato fin dal primo annuncio il tema centrale del dibattito pubblico nel nostro Paese. Tenuto conto degli altri interventi già attivi o comunque già decisi a livello comunitario, la portata dell’operazione è tale che intorno alla sua gestione si stanno ridefinendo i rapporti tra forze politiche, soggetti sociali e poteri economici.
Al di là delle schermaglie ad uso dei media, che pure sono pericolose per la tenuta del quadro generale, la prospettiva è quella di una stagione di investimenti che non ha precedenti nella storia recente del Paese e che è destinata a proiettare i suoi effetti sugli anni a venire: non per niente il piano europeo è chiamato “Next Generation Eu”.
Il nostro Paese, quindi, ha davanti a sé un’occasione storica e per questo il grande fermento che si è creato può avere una valenza positiva: un passaggio così importante non può e non deve scivolare nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Come pure è positiva l’intenzione di coinvolgere nell’elaborazione di un progetto nazionale tutti i soggetti attivi nella società italiana, purché tra di essi siano comprese le realtà che anche in questa occasione hanno dimostrato di svolgere un ruolo insostituibile nell’assicurare la coesione sociale del Paese. Il confronto serio di cui c’è bisogno deve portare a individuare priorità il più possibile condivise. La sfida, come ha sottolineato con parole apprezzabili il premier Conte, non riguarda il governo di turno. Abbiamo l’opportunità, forse irripetibile, di affrontare finalmente alcuni nodi strategici irrisolti che si trascinano da anni e su di essi far convergere riforme e risorse.
Tra questi c’è sicuramente – e in primo piano – il problema demografico, la questione che più di tutte riguarda le prossime generazioni e che però nell’immediato non paga dividendi, né politici né economici. Questa mole di investimenti senza precedenti fa gola a molti soggetti. Ai partiti, perché la gestione di un flusso così imponente di risorse va a intercettare la ricerca del consenso. Ai gruppi economici, che appaiono particolarmente attivi in questo frangente.
Si tratta di interessi che, entro certi limiti possono essere legittimi. Ma il bene comune non è la mera sommatoria di tali interessi e almeno in questo frangente epocale si dovrebbe avere il coraggio e la lungimiranza di pensare alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni o ai prossimi bilanci. Con i populismi in crisi, potrebbe essere il momento del riscatto della politica.

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