L’urgenza di una nuova politica mondiale

14OnuCome è evidente, non siamo affatto in tempi normali. Oltre due miliardi e mezzo di persone sono in quarantena e parti intere del pianeta stanno fermandosi. In queste condizioni, che non hanno precedenti perché viviamo in un mondo dove non esiste la plurisecolare protezione della distanza, servirebbe davvero un cambiamento radicale delle relazioni globali.
Occorrerebbe una rapida convocazione di un’assemblea di Stati che vada oltre il G20 e che sia più concreta delle Nazioni Unite; un’assemblea in grado di coordinare la ricerca del vaccino e dei farmaci per fermare l’epidemia, sottraendola alla concorrenza dei colossi farmaceutici e alla loro spietatezza finanziaria che lega i tempi di produzione agli andamenti del mercato.
Un’assemblea capace di generare titoli di debito comuni, così da azzerarne il costo del collocamento, e di stabilire un accordo fra le banche centrali per produrre tutta la moneta necessaria senza inflazione, rispolverando idee emerse dopo la seconda guerra mondiale e divenute indispensabili ora di fronte ad una crisi senza precedenti.
Un’assemblea, ancora, che sappia varare una moratoria sine die dei conflitti in corso nel pianeta, la cui prosecuzione frantuma la capacità di tenuta dei sistemi sanitari, sociali ed economici di gran parte del mondo. Sembra la trama buonista di un disaster movie, resa ancora più incredibile da un panorama mondiale dove parevano trionfare i nazionalismi.
Ma se non si realizza una vera sede di governo e confronto planetario, ben oltre le formalità, sarà difficile uscirne.
08bandiere_EuropaL’emergenza obbliga a nuove geografie politiche destinate a restare nei tempi a venire che, è probabile, non saranno più normali. Tutto è cambiato anche nel nostro Paese. L’Italia già dalle prossime settimane avrà bisogno di circa 150-160 miliardi di euro, pari a 10 punti di Pil, in una situazione in cui è molto probabile che subisca una recessione del 7-8%.
Ciò significherebbe, nell’antica era di Maastricht, un rapporto debito/Pil stellare, vicino a tre volte il parametro di base. Sono numeri però privi di senso; le entrate dello Stato, di Comuni e Regioni sono di fatto congelate e non è chiaro quando potranno ripartire, prima di tutto perché dipendono dalla capacità del Paese di produrre reddito. La spesa sanitaria conoscerà inevitabilmente un’esplosione che non potrà essere affrontata solo dalle donazioni di italiani di buon cuore e che avrebbe bisogno, semmai, di un contributo straordinario prelevato dai detentori di rilevanti patrimoni, non sufficiente tuttavia ad arginare il rischio di un vero default.
Questo infatti è il pericolo reale per il nostro, come per molti altri Paesi: se le regole rimangono quelle attuali, è molto probabile che gli Stati falliscano prima ancora delle loro economie. Diventa indispensabile quindi cambiarle subito, per evitare i fallimenti dei sistemi pubblici destinati ad avere conseguenze pesantissime sulle condizioni di vita delle popolazioni e sulla tenuta della democrazia.
Prendere coscienza della necessità di cambiare le regole, europee in primis e poi globali, significa combattere davvero l’epidemia. Il sacrificio, temporaneo, delle libertà individuali e collettive è possibile solo se si accompagna ad una azione di tenuta sociale che restituisca senso compiuto alla democrazia, strumento capace di garantire la dignità delle esistenze.

Alessandro Volpi
Università di Pisa

Condividi