Clima freddo nelle valli, mite sui rilievi

02meteoSe fino a tre giorni prima di Natale il clima era stato dominato da basse pressioni e piogge frequenti, da ormai più di due settimane è cambiato lo scenario e si procede a suon di gelate notturne, brina, nebbia, sole e atmosfera che trattiene il respiro – tanto è raro che spiri del vento – secondo il regime imposto dall’ombrello anticiclonico che si è stabilmente affermato. L’alta pressione, nel periodo tra fine dicembre e inizio gennaio, significa questo per le valli interne.
Più il vento tace, più la brina si forma in quantità persistendo all’ombra anche nelle ore centrali e pomeridiane del dì. Il deposito di brina si somma notte dopo notte nei versanti vallivi rivolti  a nord, specie alle pendici di alte montagne che nascondono il basso corso apparente invernale del sole.
Per rimanere in Lunigiana, si pensi alla valle del Lucido, dove il gelo brinoso dà spettacolo ogni volta che il cielo riesce a mantenersi sereno per più giorni consecutivi. Il ristagno dell’aria, poi, favorisce pure la formazione di tenaci coltri nebbiose. Nel grande catino padano, i nebbioni durano non di rado giornate intere e un tempo andavano avanti persino settimane. Nelle più ristrette vallate appenniniche, invece, la nebbia è fenomeno prettamente notturno e mattutino, ed è difficile che non si dissolva nelle ore pomeridiane.
02meteo_tabellaSabato 4 gennaio ha rappresentato una delle eccezioni che confermano la regola. A seguito della grigia, fredda ed umida giornata di venerdì 3, le schiarite notturne hanno avuto gioco facile nel favorire la riduzione della visibilità di primo mattino. Così, alle 7, tutta la Lunigiana sotto i 300-350 m di quota era immersa in un estesissimo stratus nebulosus rivelatosi duro a morire. Già il fatto che il sole sia riuscito ad avere la meglio a Pontremoli non prima delle 12,40 la dice lunga sull’entità del fenomeno.
Chi imboccava l’autostrada o viaggiava in treno proveniente dalla Spezia o dalla costa apuana alle ore 14, si trovava di fronte un muro grigio subito a monte di Caprigliola e di Albiano. Tra Aulla e Villafranca, addirittura, la visibilità risultava peggiore nel pomeriggio che in tarda mattinata, quando i bassi strati, sollevandosi, avevano ridotto la visibilità a quote vallive più alte (200-300 m). Ancora alle 14,30, la nebbia cedeva il posto al sole, per chi proseguiva verso la Cisa e oltre, solo all’altezza del casello di Pontremoli.
Subito dopo il tramonto, le webcam presenti sul territorio mostravano altre immagini inusitate, fra tutte quella di Fivizzano invisibile dall’ospedale, ghermito dall’abbraccio degli strati nebbiosi risalenti la valle del Rosaro. Dalla cresta collinare che chiude a est la conca di Pontremoli, era visibile uno spettacolare mare di nebbia sull’intera vallata fino alla muraglia di picchi e precipizi delle Alpi Apuane e del lungo crinale appenninico. Sotto, la nebbia radente che andava formandosi nei punti più bassi di Pontremoli, lasciava in vista la sommità degli alberi ad alto fusto.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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