Le collettività ed il loro patrimonio culturale. La conferenza di Francesco Canali all’UniTre

Ha inaugurato l’anno accademico. Tra i suoi incarichi anche quello di direttore dei cantieri della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano

Il pubblico che ha partecipato alla conferenza di apertura dell’anno accademico dell’UniTre
Il pubblico che ha partecipato alla conferenza di apertura dell’anno accademico dell’UniTre

Quella dell’ing. Francesco Canali convertito all’architettura è stata una presenza importante per l’inaugurazione del 31° anno di attività dell’Università delle Tre Età sezione di Pontremoli Lunigiana. È suo il progetto e l’esecuzione del nuovo allestimento del Museo delle statue-stele al Piagnaro: con fatica e fantasia tutti insieme gli operai hanno trovato il modo efficace per trasferire le stele molto pesanti e fragili, è diventata l’attrazione turistica principale.
L’operazione è stata un’avventura affrontata da esperti e ora Pontremoli ha nel Museo la sua cifra caratteristica, le sue radici. L’arch. Canali ha approfondito il concetto che gli oggetti sono simbolo forte di una collettività, lo ha confermato con la proiezione di immagini. Nel recente tragico rogo di Notre Dame di Parigi è stato chiamato in aiuto per la sua fama e alta professionalità. Ha fotografato i parigini davanti alle fiamme: erano volti muti ma parlavano, gridavano un sentimento estremo di perdita, stava bruciando un monumento che è come il corredo genetico e la civiltà del popolo francese.

L'ing. Francesco Canali
L’ing. Francesco Canali

L’Italia ha una storia di regioni e campanili che ha trovato tardi e a fatica l’unità politica, per altro l’integrazione dei cittadini di tutte le sue parti non è ancora effettiva, la divisione ha creato nel passato preunitario come una gara fra gli stati regionali a creare il bello e la mappa del suo patrimonio artistico è ricchissima: più della metà dei beni artistici del mondo è italiano. Subito dopo la follia distruttiva dei bombardamenti, unanime fu la spinta a ricostruire con generosità e impegno da parte di tutti, spontaneamente senza aspettare rimborsi. Fu così a Milano per rifare il Teatro alla Scala raso a terra.
Altre gloriose testimonianze di ricostruzione dei monumenti perché sono patria, casa, Canali li ha proposti con immagini del palazzo della Pilotta a Parma con la meraviglia del teatro ligneo Farnese bruciato nel 1944 quando le bombe degli Alleati fecero cento morti: oggi i restauri sono completi e il Museo in Pilotta è fra i 20 grandi musei italiani.
I cittadini di Siena si riconoscono nell’ospedale della Scala, il più antico d’Europa, tappa dei pellegrini della via Francigena, oggi è Pinacoteca e in parte ancora usato per prestazioni mediche. La storia che c’è dietro è stata rievocata nella citazione iconica del Santuario della Madonna delle Grazie a Pesaro riportata al suo pieno splendore, lo stesso per la fortezza nella terra di Savona, per la fortezza Mattei a Milano ammirata da Dostoevskij .

Il presidente dell'UniTre Pontremoli Lunigiana, Giuseppe Frassinelli, con la sindaca di Pontremoli
Il presidente dell’UniTre Pontremoli Lunigiana, Giuseppe Frassinelli, con la sindaca di Pontremoli

Ma il restauro più famoso in cui Francesco Canali è intervenuto con la sua speciale professionalità è quello per il restauro del Duomo di Milano e l’allestimento del Museo dell’Opera del Duomo. Il cantiere è permanente soprattutto dal 1887 perché le oltre 4mila statue e gli spinotti che legano gli ornamenti del più bel monumento del gotico italiano si ossidano, in una cava in val d’Ossola operai specializzati cavano marmo e un centinaio di artigiani fanno copia precisa da mettere all’esterno mentre gli originali sono stati messi in Museo e Canali li ha sistemati seguendo criteri museologici di affascinante effetto: le statue fanno massa oppure sono collocate su piedritti e recuperano la visione dal sottoinsù di quando erano collocate all’esterno.
La materia prima, trasportata in barconi sui Navigli, viene sempre dalla stessa cava da quattro secoli, sono lavori continui, esenti da dazi e tributi da cui è venuta l’espressione gergale “a ufo” per dire di qualcosa che si prende a scrocco, a sbaffo, in realtà è l’acronimo latino Ad Usum Fabricae Operis Ambrosianae (per uso della fabbrica dell’opera ambrosiana).

Maria Luisa Simoncelli