Chi teme il Signore Gesù, abiterà nella sua tenda

Domenica 21 luglio. XVI del tempo ordinario
(Gn 18,1-10;  Col 1,24-28;  Lc 10,38-42

29vangeloNella salita verso Gerusalemme, che ha intrapreso “a muso duro” qualche tempo fa c’è un’oasi di pace, a Betania, dove Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro, accolgono Gesù nella loro casa, e gli offrono cibo e alloggio. Marta è una donna attiva, intraprendente, che vuole offrire un’ospitalità degna di un amico di rango. È indaffarata, e oberata di lavoro.
Maria vuole soprattutto ascoltarlo, mettendosi ai suoi piedi per ricevere il suo insegnamento. Perciò siede ai piedi del maestro, in ascolto estatico, assumendo la postura classica del discepolo. È un gesto audace: vuole farsi discepola, ma alle donne non è permesso. È sicura che Gesù non la respingerà.
Ed ecco la protesta di Marta: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille che mi aiuti!”. Chi fa tanti servizi, ma appena può li rinfaccia, non dona amore gratuito: pratica un narcisismo attivista, venato di superbia.
Il vangelo di Giovanni ci racconta che Marta fa un’altissima professione di fede in Gesù, definendolo “il Cristo, il Figlio di Dio veniente nel mondo”. Ma qui è arrabbiata, e ne sollecita l’intervento in proprio favore contro la sorella. I suoi sentimenti ed emozioni le impediscono di ascoltare. Il Maestro le offre una diagnosi: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti affanni per molte cose!”.
La sua agitazione le impedisce l’ascolto e l’accoglienza autentica. Per far piacere a Gesù, costruisce ostacoli al rapporto con lui. Per lei i mezzi sono più importanti del fine. Agitarsi e preoccuparsi toglie attenzione all’altro: l’ansia diventa protagonista della relazione. Gesù non la rimprovera perché sta facendo qualcosa per lui.
Togliamoci dalla testa che il Signore volesse privilegiare la vita contemplativa. Se non ci fosse stata la volitiva Marta, non avrebbe mangiato. Sappiamo che amava la tavola, e gioiva nel condividere cibo e vino con gli amici. Vuole che Marta non si lasci prendere dall’affanno. Servire è importantissimo, ma non deve farci perdere di vista l’ospite, o il povero, o il malato.
La chiave per una buona accoglienza è l’ascolto. Oggi tutti pensiamo di avere molte cose da fare, e spesso ce ne inventiamo di nuove, pur di non ascoltare le Sue parole, taglienti, che richiedono di essere osservate, e ci allontanano da ciò che decidiamo, e da ciò di cui vogliamo essere protagonisti. “Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la porzione buona, che non le sarà tolta”. Quel che conta è essere suo discepolo, ascoltando la sua parola.                  

(Pierantonio e Davide Furfori)

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