Le sfide dell’ Europa. Attualità e prospettive dell’integrazione

22sfide_EuropaUn libro sull’ Europa, utile, chiaro nelle informazioni acquisite con lunghi studi, incontri e ricerche da parte di Giuseppe Mammarella, storico dell’età contemporanea all’Università di Firenze e di Palo Alto in California, e di Paolo Cacace, saggista e storico della politica estera italiana e problemi internazionali.
Questo volume Le sfide dell’ Europa. Attualità e prospettive dell’integrazione (Editori Laterza, Bari) è del 1999, tratta dei tempi dell’entusiasmo per l’Europa, quando gli euroscettici e i divorzisti non avevano voce, non erano ancora stringenti grosse emergenze di terrorismo, migrazioni, inquinamento, crisi economica e finanziaria globale del 2008 non ancora del tutto superata particolarmente in Italia.
Il saggio è importante perché puntualizza tutto il percorso storico dell’integrazione europea nel secondo dopoguerra del Novecento. Illustra il ruolo determinante dell’Italia nella nascita e maturazione dell’europeismo.
Tutto muove dal manifesto di Ventotene, pensato e sostenuto da italiani in carcere perché antifascisti. Per rinascere dalle sue immani macerie fu chiaro che non si poteva continuare a farsi guerra ma bisognava unirsi per costruire quella pace che godiamo da settant’anni con immensi benefici. Per ricostruire era necessario mettere in comune le risorse e l’uso delle materie energetiche: nacque la CECA (Comunità Carbone e Acciaio), iniziativa esclusivamente europea contro l’ipoteca degli Usa nella strategia geopolitica della “guerra fredda”e nella ricostruzione economica insita nel piano Marhall.
Il patto di Roma firmato dai sei paesi fondatori (Italia, Francia, Germania Ovest, Benelux) rende irreversibile il percorso europeo e la strada fatta è davvero grande, la dimenticano le manovre euroscettiche insorte nei nostri anni per meschini interessi di catturare il consenso senza progetti sul futuro.
Dopo una chiara sintesi del percorso storico, il libro delinea alcune importanti conclusioni: la Comunità progredisce se c’è stabilità economica; stagnazione e crisi hanno rallentato e possono arrestare la spinta a restare uniti nell’ Europa. Si va avanti se c’è convinzione, pur nella diversità, i gruppi dirigenti bisogna che condividano programmi e strategie. Servono statisti di forte carisma e molto competenti, ci sono stati, oggi invece mancano.
Forse l’ingresso nell’Ue di paesi dell’ Europa dell’Est è stato troppo frettoloso. La moneta unica, chiamata “euro”al Consiglio europeo di Madrid del 15-16 gennaio 1995, è un’efficace difesa da forti turbolenze dei mercati finanziari. I due autori non nascondono le delusioni, le occasioni mancate, criticano la struttura complessa delle istituzioni comunitarie, quasi un “labirinto” impenetrabile ai non iniziati, sono illustrate in grafici e tabelle in appendice: vanno riformate e snellite.
Altri obiettivi devono mirare a superare l’ Europa delle sperequazioni, portare la politica più vicina ai cittadini e alle identità regionali in una tendenza federalistica, è necessaria una politica estera comune. Prima di tutto gli autori puntano a fare l’ Europa attraverso l’istruzione e forniscono ipotesi di modelli culturali, sociali, scientifici, si rammaricano che il tema della cultura “sia stato colpevolmente ignorato dai padri fondatori della Comunità”.
Il trattato di Maastricht supera il criterio della predominante razionalità economica per sostenere la cultura e per dare “identità”all’Unione Europea, in rapporto vivo, dialettico con le altre culture e con progetti che coinvolgano le nuove generazioni.
Le sfide sono tante e difficili, ma insieme possiamo!

Maria Luisa Simoncelli

Condividi