Franca Tozzi torna in libreria con “Le vacche”

19libroFranca Tozzi, mocronese doc, abitante a Canale di Scorcetoli, ha vissuto la professione docente, per decenni, prediligendo la pedagogia che pone sempre al centro la persona con la sua irripetibile dignità. Le esperienze scolastiche, dalla Scuola primaria alle Superiori, l’hanno portata, nel tempo, ad esplorare la psicologia umana e ad approfondire le dinamiche sociali trasferite, con sapienza, nei suoi libri “Quando la manna si posava all’alba sulle foglie e sui fiori” e “Büttela en tel fëg” (buttatela nel fuoco, riferita ad una lettera scritta da una madre ad un figlio, dopo anni di assenza e lontananza, addirittura in America…).
Ora la Tozzi torna in libreria con “Le vacche” di Gino di Pozzolo (al vache d’Gin d’Pozzel) una saga familiare, tratta dalle memorie di Michele Simoncelli, ricca di eventi e di tradizioni lungo il succedersi delle generazioni. Michele, uomo umile, arguto, ricco di indelebili vissuti e di tangibile sensibilità snocciola, con chiarezza di particolari, personaggi e vicende fortemente radicate nel suo mondo prettamente agreste-pastorale a cui, anche noi, apparteniamo.
Un lungo, non facile percorso che s’intreccia tra uomo, natura e animali di una famiglia patriarcale sottoposta alle inevitabili trasformazioni che il tempo impone. I suoi “amarcord” asciutti, senza orpelli di sentimentalismi a buon mercato, restano saldamente legati al luogo in cui ha vissuto e in cui tuttora vive, ossia in quel grappolo di case, con i tetti scompigliati dal vento e scaldate dal sole nella stagione propizia, denominato Pozzolo di Serravalle (frazione filattierese). Michele ascolta, con sottile attenzione, i racconti del padre Gino. La sua memoria invincibile gli permette di registrare tutto coltivando il desiderio di poterle riportare alla luce, magari in contesti completamente diversi come quelli in cui “viaggiamo”.
Sogno realizzato grazie alla proficua collaborazione con la scrittrice Franca che, con bravura, pur nella difficoltà di impostare il libro senza lasciare spazio ai sentimenti, con una descrizione lucida da cui traspare la dura realtà dei mezzadri lunigianesi, è riuscita a regalare ai lettori tenui e forti pennellate di quel “piccolo mondo antico” che trova attualmente giusta e rivalutata collocazione nella consapevolezza che le migliorie, nel corso dell’esistenza, si conquistano con impegno, fatica e sacrifici. E quanti! Michele, come i suoi avi, guardiano rispettoso di un paesaggio magro, ma integro nella sua bellezza primordiale, sa guardare la natura e le bestie, soprattutto le vacche, con occhi non assuefatti alle troppe, spesso barbare, modificazioni dell’uomo.
Ed eccole le mucche, da cui il libro riceve il titolo, impegnate a mangiare l’erba più fresca nella libertà determinata dalla necessità naturale, in contrapposizione alle tribolazioni ed alle umane solitudini. Preziose per la resistenza al lavoro, per i doni del latte da cui si ottenevano formaggio, ricotta, burro… per questo rispettate, curate, amate con la schiettezza dei bambini.
Quel “bambino” che Michele continua a coltivare in un angolo recondito dell’anima. Molti, tra noi, pur provenendo dalla campagna, si sono “globalizzati” illudendosi che il forgiare chiavi per il futuro comporti lo svincolo dalle radici, per sentirsi liberi da voci interiori e trasferirsi indenni verso mete lontane. Fatale errore di valutazione perché l’essere, il rimanere ed il riconoscersi figli dei piccoli fazzoletti di terra lunigianesi non è un limite. Anzi è il viatico di fierezza secondo i dettami di quel lascito morale del cui valore siamo tutti esclusivi titolari.
Il libro è impreziosito da prefazione e postfazione della scrittrice e poetessa Maria Luisa Tozzi e del prof. Giuliano Adorni.

Ivana Fornesi

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