Country Dark: quell’oscura terra americana dei bianchi poveri

46country_darkAvevamo molto apprezzato Nelle terre di nessuno (Minimum fax, 2017), raccolta di racconti con la quale Chris Offutt era giunto per la prima volta in Italia: oggi si ripresenta con un romanzo Country Dark (Edizioni Minimum fax, traduzione di Roberto Serrai, pagg. 237 euro 18).
Siamo nel 1954 e un reduce dalla guerra di Corea, Tucker, ritorna a casa in Kentucky con molte medaglie al valore, esperienze atroci ed un’età, diciotto anni (si era arruolato mentendo sul dato anagrafico) nella quale deve cominciare a fare progetti sulla sua vita futura. Il fatto che raggiunga la sua destinazione in un percorso quasi sempre a piedi ne mette in evidenza la solidità fisica unita ad una scarsa voglia di compagnia di qualsiasi genere; si potrebbe definire solitario e determinato.
Ma si sa, la vita a volte non ti dà scelta e così in questo viaggio si troverà da subito a dover affrontare violenza, malvagità, incomprensione e, però, anche amore. Arriverà a destinazione con una giovane donna che ha salvato da una pericolosa situazione e che diventerà sua moglie.
Rhonda è il nome della ragazza che gli darà una serie di figli mentalmente disabili a cui lui riserverà ogni attenzione perchè nella protezione e benessere della famiglia riversa ogni energia. Certo Morehead nella contea di Rovan in Kentucky non offre molte scelte, siamo nella pancia del paese, quella dei bianchi poveri, in cui l’emarginazione la fa da padrona e quindi il nostro protagonista, col senso pratico che lo distingue, lavorerà al servizio di un uomo che traffica nella vendita di alcool di contrabbando assumendo rischi ma guadagnandosi rispetto per la sua correttezza e praticità.
I servizi sociali saranno avvertiti delle condizioni di vita della famiglia Tucker e ritenendo insostenibile la permanenza dei bambini in quell’ambiente procedono per portarli in strutture sanitarie ritenute più adatte. Tucker , ovviamente, non è d’accordo ma sopraggiungeranno altri eventi, legati alla sua attività lavorativa, che lo condurranno, consenziente, in carcere. Uscirà dopo più di quanto era stato progettato e verrà messo di fronte ad una situazione al limite: ciò in cui crede di più è la sua meravigliosa e sfortunata famiglia, crede nell’amicizia e nella parola data, non ama le armi ma le sa usare al meglio e prende le sue , per lui, naturali decisioni.
Scandito in quattro tempi (1954-1964-1965-1971) con uno stile tanto asciutto da far pensare al lettore che si proceda per monosillabi, il romanzo ci porta al centro di quel mondo che proprio recentemente (le elezioni che hanno portato alla presidenza Trump) è stato vivisezionato in ogni modo per la sua insospettata valenza politica. Ma se anche ci troviamo in quell’America rurale più profonda dei bianchi poveri, reietti, senza speranza, dove anche l’arrivo della luce elettrica può costituire evento, nello stesso tempo ci dice che comunque e dovunque possono emergere tesori insospettabili di umanità e partecipazione attiva e consapevole per l’umanità di tutti.
Coi toni di una fiaba tra il gotico e il sentimentale questo scrittore si impone per la varietà e limpidezza dello stile, per la rara qualità dell’essenzialità del suo procedere, nella caratterizzazione quasi lapidaria ed in assenza di giudizio morale che non sia altro che semplice e nello stesso tempo inequivocabile descrizione dei fatti.

Ariodante Roberto Petacco

Condividi