La rivoluzione digitale 4.0, radicale innovazione del lavoro

Ma pone gravi questioni etiche, culturali, psicologiche e politiche

46industria4aTutto scorre osservava l’antico filosofo Eraclito e ci sono momenti in cui tutto si rivolta: fondamentali rivoluzioni sono state il fuoco, la ruota, la stampa, il nucleare e oggi è la rivoluzione digitale. Nella moderna produzione e organizzazione del lavoro la prima rivoluzione fu l’invenzione di macchine alimentate da energia non da essere vivente, poi l’automobile a fine Ottocento, il computer dal 1970 e ora la “industry 4.0”, quarta rivoluzione detta dell’intelligenza artificiale, con robot che agiscono e interagiscono con noi in una complessa e inquietante ambiguità tra reale e virtuale.
Non un rapporto uomo- strumento di lavoro, ma uffici e fabbriche dove è sparito il rumore, le segretarie sono macchinari azionati puntando un dito su codici, sensori, icone simboliche, cellulari, posta elettronica e altri congegni in continua evoluzione. Il cervello umano rischia di essere sostituito da un cervello artificiale? La risposta è complicata se non al momento impossibile, siamo entrati in una fase globale di transizione accelerata, senza i tempi di metabolizzazione delle rivoluzioni storiche del passato, che certamente crearono sconvolgimento prima di essere assimilate con giudizio critico.
46industria4Quella digitale è la prima rivoluzione che possiamo raccontare in diretta, dialoghiamo con persone come se fossero accanto a noi; a Sestri Levante c’è un centro che simula e capisce le innovazioni del lavoro prima che accadano. I governi si sono attrezzati a fare piani sulle tecnologie, al massimo lo fa la Corea del Sud, l’Italia ha dal 2016 il piano Calenda per le nostre industrie, che sono eccellenti e competitive, hanno prodotto parti della sonda appena calata su Marte, tra Modena e Bologna ci sono le più avanzate fabbriche per la stampa in tre dimensioni.
Nella lezione all’Unitre l’economista Angelo Gasparre ha esemplificato come si costruiscono oggetti anche in metallo senza la mano dell’uomo.
Per la stampa in 3D con un soffiatore si imprime un getto di calore uniforme su una struttura su cui si fa piovere polvere di titanio leggerissima, un laser stratifica più volte l’agglomerato e crea l’oggetto. I vantaggi sono applicabili in molti campi come la diminuzione del peso dei veicoli e quindi minor consumo energetico, minore spesa. Ora si usano robot collaboratori detti “cobot”, lavorano a contatto con l’uomo, ogni soluzione di problema va in connessione col mondo intero.
Rimanendo su un piano di sola tecnologia si può essere più integrati che apocalittici, secondo la distinzione di Umberto Eco, ma “industry 4.0” pone questioni etiche profonde e allarmanti: che ne è dei sentimenti, dell’intimità, delle relazioni, della solidarietà, della spiritualità, della libertà, della grazia dell’oggetto fatto a mano? Quali le regole politiche?
Tutto dipenderà dagli obbiettivi che sapremo dare alla tecnologia, che è neutrale: l’uomo si salva l’anima e rimane al centro del mondo, se assume criticamente il nuovo, si correda di conoscenza, di interessi culturali e artistici, liberato dal lavoro manuale.

(m.l.s.)

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