Per non dimenticare Mommio, paese martire della resistenza

Presentato a Fivizzano, nel Museo di San Giovanni degli Agostiniani, il libro di Lido Lazzerini

Un momento della presentazione a Fivizzano. Da sinistra: Luca Baiada, il sindaco Paolo Grassi e l’autore del libro, Lido Lazzerini
Un momento della presentazione a Fivizzano. Da sinistra: Luca Baiada, il sindaco Paolo Grassi e l’autore del libro, Lido Lazzerini

È stato il sindaco Paolo Grassi a introdurre la presentazione del libro Mommio paese martire della resistenza, scritto dal sopravvissuto alla strage del 4-5 maggio 1944, Lido Lazzerini, porgendo il saluto ai numerosi partecipanti ed esprimendo riconoscenza per il lavoro di quanti si impegnano per tenerne viva la memoria. All’eccidio l’Amministrazione di Fivizzano dedica la prima settimana di maggio di ogni anno con un’attività incentrata particolarmente sulle scuole.
L’introduzione e la recensione al libro sono state a cura del dr. Luca Baiada, giudice di Corte d’appello del Tribunale Militare di Roma. Il magistrato ha precisato che il racconto è una narrazione inneggiante alla vita e che i fatti tragici sono preceduti dalla descrizione di un contesto socio-culturale ambientato nel mondo contadino: si parla di carbonai, pastori, artigiani che hanno un nome e abitudini che li caratterizzano agli occhi degli altri abitanti di Mommio.
In questo contesto la narrazione dell’assassinio del Diavolo Nero da parte di altri partigiani per motivi divergenti secondo le varie testimonianze, il lancio di ben ottanta bidoni contenenti viveri, armi e denaro da parte degli Alleati sulla piana di Massicciana dietro indicazione del militare inviato dagli stessi, il radiotelegrafista Domenico Azzari, gli imprevisti nell’operazione, l’arrivo in luogo di dispersi di varie nazionalità, trovano una reazione partecipativa di un’intera popolazione di un borgo attorno a fatti che li sovrastano e dei quali diventano protagonisti con tanto di nomi e sopranomi.
Lazzerini testimonia di passare notti a rivisitare volti, fatti, nomi, accadimenti per tener viva la memoria non solo delle persone uccise dall’intervento nazifascista, che diede alle fiamme l’intero borgo, ma anche di coloro, piccoli o adulti, che all’eccidio sono sopravvissuti e che nel corso degli anni sono emigrati dal borgo, ma che si ritrovano ancora per non dimenticare.
Lo scopo del racconto è quello di essere la voce della povera gente di Mommio, una testimonianza per le generazioni a venire.
È seguito un dibattito di chiarificazione e approfondimento, dal quale è emersa una costante che sollecitava a ricordare sì le stragi perpetrate da nazisti, ma anche a non dimenticare la collaborazione offerta dai fascisti, alcuni dei quali, ha chiosato il dott. Baiada, nel dopoguerra hanno alzato la testa magari in seguito anche a fortune economiche e continuano nella loro influenza intimidatoria e negativa, spesso circondata da una specie di omertà collettiva.

(Corrado Leoni)

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