Mons. Sismondo nei venti mesi dell’occupazione

Nel 60° della morte, il convegno sul grande ruolo svolto dal  Vescovo di Pontremoli fino alla Liberazione

convegno_monsSismondo01Il presidente dell’ISRA Paolo Bissoli ha condotto con prontezza tutti i momenti della partecipata manifestazione, per onorare mons. Sismondo a 60 anni dalla morte avvenuta il 7 dicembre 1957 al “Cottolengo” di Torino. Il sindaco Lucia Baracchini ha esaltato le forti caratteristiche del vescovo: l’autorevolezza, la generosità, il coraggio. Mons. Santucci, tra gli altri rilievi, ha portato nel presente la lezione della storia come acquisizione di consapevolezza di fronte alla violenza delle armi e delle parole, scuotendoci dall’indifferenza con atti concreti di aiuto, come fecero i parroci e le parrocchie insieme al vescovo Sismondo, un esempio anche personale di umile grandissimo dono di sé.
Significativo il coinvolgimento di classi delle scuole superiori di Pontremoli. Il Belmesseri ha tracciato l’azione del vescovo verso le autorità civili e militari, il dolore per non aver potuto salvare vite, l’aver tenuto sempre aperto l’episcopio per ogni bisogno per cui ben meritata è la motivazione di difensore degli oppressi e salvatore della città nel farlo cittadino onorario. Il Liceo Vescovile ha richiamato le ultime drammatiche ore prima della liberazione la mattina del 27 aprile 1945.

Mons. Giovanni Sismondo (1879 - 1957)
Mons. Giovanni Sismondo (1879 – 1957)

I tedeschi ormai sconfitti avevano lasciato al vescovo le provviste dei loro magazzini (segno di riconosciuto prestigio), ma la scomparsa di due soldati tedeschi mise a rischio di arresto il vescovo e di esplosione per Pontremoli minata, se entro le ore 19 del 26 aprile non li avesse ritrovati. Andò a piedi a Cervara, trovò i due che dichiararono di aver disertato senza l’aiuto di nessuno: l’ultimatum non scattò e Pontremoli fu salva. Il Malaspina ha ricordato le doti morali e spirituali, l’opera di mediazione e di dialogo, le onorificenze e le lacrime di Sismondo di fronte all’ultima strage dei fascisti di tre prigionieri “Poche ore soltanto” prima della liberazione, ricordati in una poesia in dialetto di Giulio Tifoni.
L’impegno di Sismondo lo ha collocato in un contesto più ampio Gianluca Fulvetti dell’Università di Pisa, ricercatore su Chiesa, guerra e Resistenza in Toscana. La CEI Toscana, pur con diverse figure di vescovi, si interrogò su come comportarsi di fronte alle situazioni estreme di tre guerre insieme: di liberazione, civile e di classe (C. Pavone), con bombe, paura, stragi, fame, sfollamenti, eserciti. Prima c’era stata una convivenza e un concordato col fascismo, ma dopo l’8 settembre 1943 la prospettiva cambia radicalmente, c’è grave crisi sociale, le sconfitte militari quasi cancellano una generazione di giovani.
convegno_monsSismondoParroci e vescovi si trovano a svolgere anche ruolo di supplenza civile, devono provvedere a sfamare gli sfollati, i Seminari diventano luoghi di rifugio, salvano ebrei, danno assistenza economica, non fanno consegnare le derrate agli ammassi, trasgrediscono le regole fasciste, vengono uccisi (46 in Toscana). L’analisi di quel momento è complessa. I vescovi non riconobbero la RSI. Nei confronti dei partigiani i libri cronici della diocesi di Pontremoli pubblicati da Marco Diaferia dicono di un rapporto diventato meno buono dopo le stragi, fatte per strategia, ma a volte per rappresaglia. C’è la caccia ai renitenti al bando Graziani per l’arruolamento nella RSI. La chiesa critica anche la violenza fascista, ma ci sono monaci come Pietro Del Giudice che sulle Apuane si fa partigiano.
Il vescovo e il soldato inglese Gordon Lett si sono incontrati di nuovo: Brian figlio del capo del Battaglione internazionale operante a Zeri ha concentrato il ricordo sulla salvezza di Pontremoli per l’intervento di due uomini molti differenti eppure simili nell’amore alla libertà, fraterni amici. Dal libro di memorie Rossano, ha rifatto presente l’incontro con Sismondo a Valle del febbraio 1944 per scambio di prigionieri e per salvare dalle bombe la città: senza tradire le regole formali, ai piedi di un albero fu fatta trovare la mappa delle guarnigioni tedesche, subito segnalata al comando alleato che seppe dove mirare senza colpire fuori bersaglio. L’albero aveva informato! Tra i 92mila fascicoli sulla guerra conservati a Washington uno su Sismondo dice questo è veramente un uomo splendido.

Gli studenti hanno ricordato il suo impegno

Un convegno davvero partecipato ed interessante quello di sabato 22 aprile nel Teatro della Rosa sulla figura di quest’uomo che fu vescovo di Pontremoli (dal 1930 al 1954), e che ebbe un ruolo centrale nella vita cittadina soprattutto nei terribili anni della seconda guerra mondiale ed in particolare nei mesi dell’occupazione nazifascista. L’Istituto Storico della Resistenza Apuana, ha organizzato il convegno con il patrocinio del Comune, della Diocesi e dell’Anpi. Il sindaco Lucia Baracchini ha rivolto un appello ai ragazzi nel celebrare un uomo “le cui azioni sono state fondamentali per permettere a noi di essere ciò che siamo oggi”. Un vescovo, che è rimasto accanto a Pontremoli quando la città era abbandonata da tutti. E quando era ormai prossimo alla morte, inviò tre rose alla città, simbolo del suo amore ma anche, come evidenziato dal sindaco “di rinascita e speranza”. Mons. Giovanni Santucci, ha evidenziato come Pontremoli “debba molto a Sismondo, che in lui aveva trovato una guida attenta, un servitore prodigo di carità. E molte persone gli devono la vita. Ma allo stesso tempo era una persona riservata e schiva”. In questi valori Santucci ha riconosciuto il ruolo di “presenza e guida di una comunità ma che allo stesso tempo sappia mettersi da parte”. È stato quindi il momento degli alunni delle scuole superiori pontremolesi che hanno tratteggiato alcuni aspetti della figura del Vescovo, frutto delle loro ricerche effettuate nel corso di un progetto scolastico condiviso con l’ISRA. Fabiana Bazzani, del “Belmesseri”, ha presentato una accurata biografia, mentre Fabio Venturini, Riccardo Bassi e Costanza Antoniotti del Liceo Vescovile “Mons Marco Mori” hanno ricordato i giorni dal 24 al 26 aprile 1945 quando i tedeschi minacciarono di minare la città e solo l’azione e il coraggio di Sismondo evitarono la catastrofe. Infine Lara Corradini Martelli e Mattia Tassi del “Malaspina” hanno fatto un excursus dell’azione del Vescovo concludendo con la lettura di una poesia pontremolese sulla fucilazione di tre partigiani nella “piazza di sotto” con la potente immagine della figura di Sismondo che abbraccia e accarezza i corpi ormai senza vita. A concludere la mattinata l’intervento dei tre relatori: Gianluca Fulvetti, Brian Lett ed Emanuele Rossi.