Obbedire non è sempre una virtù. Ci vuole anche il coraggio di dire di no

L’intervento di Emanuele Rossi al convegno sul ruolo svolto dal  Vescovo di Pontremoli nei venti mesi dell’occupazione nazifascista

convegno_monsSismondo07La mattinata di intensa memoria si è conclusa con le incisive riflessioni di Emanuele Rossi costituzionalista nella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, figlio del pontremolese Pier Luigi, giornalista che nel 1979 pubblicò Giovanni Sismondo vescovo di Pontremoli, libro che unifica nel senso della carità e della donazione tutti i suoi gesti e parole.
Di fronte ai tanti studenti presenti ha voluto dare senso alle ricerche fatte; fare memoria è infatti prima di tutto riflettere su noi stessi, identificare momenti di scelte decisive che danno spessore a una vita intera. Il vescovo Sismondo, guida della diocesi di Pontremoli per 24 anni, ha avuto la capacità e il coraggio di giocarsi tutto per il bene della città in attimi decisivi, che però venivano da una solida preparazione. Vale sempre per tutti prepararsi con lo studio, l’amicizia, la cultura per essere in grado di dare risposte coerenti alle sfide che arriveranno. Sismondo compì scelte scomode per sé e per la Chiesa che lo hanno molto coinvolto. C’è bisogno di uomini che abbiano fondamenti solidi, “oggi serve una Chiesa che rischia su se stessa, che non ha paura di andare contro le tendenze prevalenti”.
Sismondo è stato convincente perché, come si legge nel libro, è stato in contatto con tutti, non al di sopra dei contendenti, ma capace di guadagnarsi la stima col suo prudente ma fermo operare, senza personalistica ricerca di gratificazioni, anzi connotato da umiltà di pastore al servizio delle “pecorelle” che Dio gli aveva affidato. Seppe disobbedire agli ordini ogni volta che obbedire sarebbe stata mancanza di coraggio, intervenne per aiutare la popolazione, protestò di fronte alle ingiustizie e alle violenze obbedendo alla propria coscienza prima che alle regole dello Stato quando queste andavano in una direzione contrastante.
Obbedire non sempre è virtù, lo dirà don Lorenzo Milani difendendo gli obiettori di coscienza contro il servizio militare obbligatorio. L’eredità di coloro che seguirono il dovere morale prima che obbedire sta nella nostra Costituzione, che è nata anche attraverso conflitti di coscienza, ma ha dato risposte di libertà, uguaglianza, solidarietà, confronto e dialogo fra culture. Ha affermato il primato della persona rovesciando il funesto concetto dello stato fascista che aveva messo il cittadino a servizio dello Stato e delle sue guerre. Per questo Piero Calamandrei educava ad andare nei luoghi delle stragi per capire la Costituzione.
Citando le Lettere dal carcere di Dietrich Bonhoeffer Emanuele Rossi ne ha ricordato il coraggio di arrestare gli ingranaggi quando le vittime ci finiscono dentro, congiurò per fermare Hitler, il male assoluto, pagò con la vita, fu pronto a mettersi in gioco di fronte a Dio, che è la tensione ultima degli uomini di fede. Non sono utili nei momenti cruciali ambiguità, diffidenze, conflitti insostenibili, ci vogliono uomini “schietti, semplici e retti” che non tacciono di fronte alle azioni malvagie, sanno disobbedire. Così fu Sismondo.

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