Il papa in visita in Egitto porterà conforto ai copti perseguitati

Francesco sarà al Cairo il 28 e 29 aprile

L’università di Al-Azhar al Cairo dove papa Francesco terrà una conferenza sulla pace
L’università di Al-Azhar al Cairo dove papa Francesco terrà una conferenza sulla pace

Dei cristiani copti ortodossi della Chiesa mediorientale poco si sente dire e poco si legge. Ma da qualche giorno sono stati in prima pagina dei media per un evento terribile: dopo altre sanguinose stragi, la domenica delle palme due chiese sono state insanguinate per un massacro improvviso di oltre quaranta fedeli e moltissimi feriti riuniti per i riti che aprono la Settimana Santa.
È successo nella regione del delta del Nilo, a Tana nella chiesa di San Giorgio e ad Alessandria nella chiesa di San Marco mentre il patriarca Teodoro II era celebrante, anch’egli vittima prevista, rimasto illeso. Il sangue versato dai morti e feriti ha macchiato le pietre, gli arredi e le vesti dei superstiti. È stato un crimine contro l’umanità compiuto da fanatici esaltati terroristi che falsificano il credo islamico dandogli interpretazioni di obbligo di lotta radicale contro i cristiani e contro tutti i valori della civiltà di noi occidentali.
Non è così: il Corano propone valori di pace e nella storia l’islam ha praticato quasi sempre tolleranza verso le altre religioni e culture. I massacri dei terroristi hanno finalità di conquista di potere politico ed economico che nulla hanno a che fare con la fedeltà all’insegnamento coranico, praticano la strategia, nei fatti e nella propaganda, di incutere paura per disgregare un patrimonio di civiltà, maturato con fatica, ma sicuramente il migliore proponibile nella società umana.
I copti (da corruzione di un vocabolo greco che significa egizio) sono un gruppo etnico camita, autoctono dell’Egitto, cristiani già dal I secolo, seguirono la predicazione di Marco Evangelista. Nelle estenuanti dispute cristologiche sulla natura e la persona di Gesù vero Dio e vero Uomo, scelsero la posizione miafisita che afferma “l’unica natura del Verbo incarnato”, in Gesù natura umana e divina sono unite, non ci sono due nature distinte in una sola persona come stabilì il concilio di Calcedonia del 451 e che è il credo cattolico. I copti ortodossi non affermano l’infallibilità del loro patriarca in materia teologica, solo i vescovi hanno obbligo del celibato, sono eredi del grande monachesimo egizio, dividono l’anno in tre stagioni di quattro mesi e il loro calendario parte dal 284 a ricordo dei martiri uccisi da Diocleziano soprattutto in Egitto.
La lingua copta corrisponde all’ultima fase della lingua egizia, sostituita dall’arabo, sopravvive solo nell’uso liturgico. Nel sec. XVIII una parte dei copti entrò in comunione con Roma, legame rafforzato dopo il Concilio Vaticano II, sono i copti cattolici. In Italia i cristiani copti sono circa 70mila, sono soprattutto in Friuli, nella zona di Aquilea; nel mondo sono intorno ai trenta milioni.
Il 28 e 29 aprile papa Francesco ha confermato che andrà in Egitto su invito del grande imam dell’Università Al Azhar del Cairo per una Conferenza per la pace di alto significato e che ora, dopo la strage del 9 aprile, è anche portatrice di speranza e conforto per i copti e per gli islamici. Parliamo dunque di cristiani copti in questi giorni per due eventi, uno terribile del massacro nelle due chiese egiziane, l’altro gioioso e di testimonianza della visita del papa.
Ma c’è un terzo motivo per parlare della chiesa copta, quella diffusasi in Etiopia dal 640 dopo la conquista araba dell’Egitto, autocefala e riconosciuta chiesa di stato dall’imperatore Ailé Selassié nel 1948. Nel maggio 1937 in Etiopia, diventata colonia italiana, il vicerè generale Rodolfo Graziani fece una strage di dimensioni molto più grandi di quelle compiute ai nostri giorni e rivendicate dai terroristi assassini dell’Isis. Un etiope della resistenza contro l’occupazione italiana fece un attentato andato fallito contro Graziani, il quale si vendicò ferocemente facendo scrivere una vergognosa pagina della nostra storia che colpevolmente è rimossa dalla memoria, come è stato per altri avvenimenti.
Centinaia di morti caddero ad Addis Abeba, poi fu fatto lo sterminio nel vicino monastero copto di Debre Libanos, accusando i monaci di averlo fatto diventare un “covo di sovversivi”. Fonti storiche indipendenti stimano tra 1.800 e 2.200 vittime, fatte rinchiudere durante una festa il 18 maggio dentro il monastero da cui non uscirono più vive.
I cattivi si incontrano da tutte le parti e in ogni tempo.

Maria Luisa Simoncelli

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