Innamorati di Dio appassionati dell’uomo. Papa Francesco e don Tonino Bello

17Papa_Alessano3Con il viaggio pastorale di venerdì scorso, il 26° in Italia, Papa Francesco ha aggiunto una tessera al suo mosaico personale della riparazione, della restituzione, a pieno titolo, dell’ortodossia a personaggi della Chiesa italiana che nel corso della loro vita hanno sperimentato sofferenze e incomprensioni. È bene chiarire, a questo proposito, che l’andare contro corrente, nella Chiesa come nella società civile, non è di per sé garanzia di essere nel giusto.
Tutto dipende da quanto e come le convinzioni personali e l’idea di essere nel giusto sono bilanciate dal desiderio di pungolare e non di rompere i rapporti, dalla capacità di accettare, per obbedienza o per umiltà, di porre limiti al desiderio di affermazione personale.
D’altra parte, è pur vero che certi personaggi – ci riferiamo in particolare all’ambito ecclesiale – hanno sofferto proprio per non aver taciuto di fronte a ingiustizie manifeste.
A costo di apparire dei sentimentali, non abbiamo timore di esprimere la nostra commozione di fronte a questo Papa che, contro ogni logica dettata dai rigidi protocolli, sta girando per l’Italia alla ricerca di testimonianze di adesione totale al Vangelo, siano esse comunità attive nel presente o persone che, morte ormai da tempo, sono state tenute per anni ai margini del cattolicesimo italiano.
Personaggi definiti scomodi, che magari scomodi li erano davvero, magari anche “esagerati” nella loro adesione ad un Vangelo sine glossa (pensiamo a don Milani, la figura che conosciamo meglio), nei confronti dei quali – inutile, oggi, andare a rivangare nomi e colpe – la Chiesa italiana, attraverso i suoi rappresentanti, ha avuto atteggiamenti assai distanti dall’amore materno.
Pensiamo, allora, al coraggio che Francesco deve avere per non perdersi d’animo nel percorrere questa strada. Questa volta non è andato a “sdoganare” un semplice prete, pur se da tutti conosciuto come don Tonino Bello. Restando coerente, anche dopo la nomina episcopale, alla sua scelta per la pace e per i poveri, il vescovo Bello si è trovato spesso isolato su posizioni giudicate “esagerate” dalla maggior parte dei confratelli. Venerdì scorso, il Papa lo ha citato come esempio del cristiano che non va dietro ai potenti di turno, non si adagia in una vita comoda, non teorizza la vicinanza ai poveri ma sta loro vicino.
Sono tante le consonanze tra questi due uomini di Chiesa. Il primo con la sua borsa e con le sue scarpe vecchie, con la sua capacità di abbattere le distanze, con l’essenzialità del suo stile e la libertà delle sue scelte, con il desiderio di amare prima di giudicare. Il secondo con la croce di legno, con la rinuncia alle mezze misure e ad ogni tornaconto personale, con la forza delle parole che spingono ad agire. Due uomini che condividono la visione di una Chiesa che crede in Dio e dialoga con il mondo.

Antonio Ricci

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