La speranza non delude: niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino

Il 9 maggio Papa Francesco ha consegnato la Bolla di Indizione del Giubileo “Pellegrini di Speranza” La vita dell’uomo è fatta di gioie e di dolori cheportano a mettere alla prova l’amore di Dio

Papa Francesco consegna la Bolla di indizione del Giubileo ad un gruppo di cardinali (Foto Vatican Media/SIR)

Spes non confundit – “La speranza non delude”. Queste parole che l’Apostolo Paolo indirizzava ai romani sono state il filo conduttore di Papa Francesco che, giovedì 9 maggio – solennità dell’Ascensione del Signore, ha consegnato al mondo intero la Bolla di indizione del Giubileo ordinario del 2025.
Sulla scia del titolo del Giubileo “Pellegrini di Speranza” si conferma dunque la volontà del Papa di risaltare il tema della speranza che “insieme alla fede e alla carità, forma il trittico delle virtù teologali, che esprimono l’essenza della vita cristiana”.
La speranza – afferma il Papa – è quel sentimento che è racchiuso nel cuore di ogni persona come “desiderio e attesa del bene”. Essa, fondata sulla fede e nutrita dalla carità, non “illude e non delude” perché radicata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino.

La Bolla di indizione del Giubileo (Foto Vatican Media/SIR)

La vita dell’uomo è fatta di gioie e di dolori che, come scriveva San Paolo, portano a mettere alla prova l’amore di Dio. Tribolazione e sofferenza vengono distrutte da quella “luce” che scaturisce dalla croce e Risurrezione di Cristo. Una luce che si esprime attraverso la pazienza, virtù che nell’epoca di internet e della fretta viene spesso messa “in fuga”. Nonostante ciò “l’intreccio” di speranza e pazienza porta a comprendere come la vita cristiana sia un cammino.
“Mettersi in cammino” è proprio di chi va alla ricerca del senso della vita ed è emblema dei vari pellegrinaggi che nel prossimo Giubileo avranno luogo, tanto nella città di Roma – dove saranno presenti itinerari di fede – come nelle chiese giubilari e lungo i vari percorsi che saranno predisposti. è necessario porre attenzione al bene che è presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza.
Per questo il Papa auspica che il primo segno di speranza del giubileo si traduca in pace “per il mondo”. L’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti e duraturi.

Il 24 dicembre apertura della Porta Santa in San Pietro

Il Papa aprirà la Porta Santa di San Pietro il 24 dicembre 2024, dando così avvio al Giubileo. Le altre Porte Sante saranno aperte il 29 dicembre 2024 a San Giovanni in Laterano, il 1° gennaio 2025 a Santa Maria Maggiore e il 5 gennaio a San Paolo fuori le Mura. Il Papa aprirà anche una Porta Santa in un carcere in data da definire.
Domenica 29 dicembre 2024, in tutte le cattedrali e concattedrali, i vescovi celebreranno la santa Eucaristia come solenne apertura dell’Anno giubilare, secondo il Rituale che verrà predisposto per l’occasione.
Nelle diocesi il Giubileo terminerà domenica 28 dicembre 2025. Le tre Porte Sante di Roma saranno chiese entro la stessa data mentre quella di San Pietro sarà chiusa il 6 gennaio 2026, concludendo così il Giubileo.

Consegna e lettura della Bolla di indizione del Giubileo 2025 (Foto (Vatican Media/SIR)

Nella Bolla di indizione del Giubileo il Papa mette anche in guardia dalla perdita di speranza “nel futuro” perché ha come conseguenza la perdita del desiderio di trasmettere la vita. Con queste parole si esprime la preoccupazione sul calo della natalità e l’invito ad un’apertura alla vita con “una maternità e paternità responsabile” che il Creatore ha inscritto nel cuore e nel corpo degli uomini, attraverso la missione affidata agli sposi e al loro amore.
Il Papa chiede poi di riscoprire segni tangibili di speranza per i tanti fratelli che vivono in condizioni di disagio. L’essere umano non può accontentarsi di “vivere o vivacchiare” o rinchiudersi nell’individualismo. Così i pensieri espressi per i detenuti ma anche per gli ammalati perché le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza e nell’affetto di chi li visita e in quanti li curano perché rivestono “un inno” alla dignità umana.
Non deve poi mancare la vicinanza ai giovani che “in sé stessi” rappresentano la speranza: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire…
Poi l’attenzione ai migranti che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore. Ma anche agli anziani con la speranza di valorizzare il tesoro che sono e la sapienza di cui sono “portatori”. L’accento va anche sui poveri a cui non bisogna abituarsi o rassegnarsi. A questo punto l’invito del Santo Padre a quanti possiedono ricchezze perché siano “generosi” e alle Nazioni più benestanti perché condonino i debiti ai Paesi che non possono ripagarli.
Ripensando ai 1700 anni del concilio di Nicea (che cadranno nel 2025), il Papa ricorda quanto nei primi secoli fosse importante custodire l’unità del popolo di Dio e l’annuncio del Vangelo, un’opportunità che oggi deve concretizzarsi con la forma sinodale.
Il Papa introduce poi il tema della morte che, seppur dolorosa separazione, grazie alla speranza cristiana diventa certezza che con essa la vita “non è tolta ma trasformata”. Infatti con Gesù “aldilà della soglia” c’è la vita eterna che si esprimerà nel traguardo della felicità, che riguarda tutti e si compie definitivamente nell’amore del Signore.
Esso è espresso nell’intima relazione del Dio-amore che, col suo giudizio, ci conduce a quella “salvezza” in cui speriamo. Per arrivare ad essa è necessaria una purificazione poiché il male compiuto non può rimanere nascosto.
L’indulgenza, in ogni Giubileo, permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio che si ottiene anzitutto con il Sacramento della Penitenza. Questo non è solo una bella opportunità spirituale ma un “passo decisivo” nel nostro cammino di fede.
Col perdono, il Signore ci permette di risanarci e rialzarci, di abbracciarci e farci conoscere il suo volto tenero e compassionevole. L’uomo dunque, rivestito di una speranza in Gesù, può restargli “ancorato” per comprendere la Sua stabilità e sicurezza. Ma anche trovare speranza in Maria, la Madre, che ha cooperato al compimento del Figlio e nei martiri che hanno saputo rinunciare alla loro vita per non tradire il Signore.

Fabio Venturini