Questo è mio Figlio ascoltatelo

Domenica 1° marzo – Seconda di Quaresima
(Gn 12, 1-4; Sal. 32; 2 Tm 1, 8-10; Mt 17, 1-9)

La seconda domenica di quaresima insiste sull’ascolto che sembra spesso facile anche se non lo è. Ascoltare non è il semplice sentire. Ascoltare richiede attenzione per poi agire di conseguenza.
Ad Abramo viene chiesto di lasciare la terra e la sua parentela per una destinazione ancora sconosciuta. Per fare quello che Dio gli chiede, Abramo ha dovuto ascoltare, cioè non si è fermato alle parole ma a quello che esse nascondono e a Colui che glielo chiede. Abramo ha dovuto lasciare la terra che rappresenta la benedizione di Dio.
È un distacco, un distacco dal possesso dei beni che Dio stesso gli ha dato, per ascoltare Lui. Il distacco ci permette di vedere quel poco che abbiamo e il molto che non possediamo ma che Dio ci presenta, ci offre gratuitamente.
Nel vangelo è scritto che Gesù prese in disparte Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù sa che solo quando ci distacchiamo della realtà di questo mondo riusciamo ad intravedere un po’ della bellezza dell’eternità beata, e quando Pietro apprezza la rivelazione del Padre e vorrebbe rimanere lì, Gesù ancora una volta lo porta a distaccarsi dal luogo, a non legare Colui che ha creato i cieli e la terra ad un luogo.
L’uomo non riesce a godere delle cose, perché molto spesso vuole possederle, vuole abbuffarsi.
La quaresima ci permette di fare quell’esercizio del distacco che libera la via all’ascolto. Ascoltiamo meglio quando non siamo legati al filo di una qualsiasi ricchezza (materiale, noi stessi) che ci tiene prigionieri.
Tuttavia, Dio ci ha salvati e ci ha chiamati ad una vocazione santa, non in base alle nostre opere ma secondo la Sua grazia. Grazia che ci sostiene dandoci la forza di volontà per rinunciare a tutto quello che impedisce d’avere fiducia in Dio che ci ha creato.
L’ascolto è decisione di agire come ci chiede il Signore. Il tempo della quaresima è propizio per un esercizio su noi stessi attraverso il digiuno dalle cose che ci possiedono.
È salutare per noi che Dio ci chiami, ci inviti. Ma ancora più salutare essere predisposti ad ascoltare il Suo invito come Abramo. Lasciamo le benedizioni (i beni) per Colui che benedice.
A san Francesco viene chiesto di seguirLo e lui pensando che fosse attraverso gli onori cavallereschi, ha sbagliato in un primo momento, ma poi ha capito che stava inseguendo le creature ignorando il grande Artefice di tutto ciò che esiste.
Chiediamo al Signore di darci la grazia del distacco al fine di vedere meglio per poter ascoltare.

don Jules Ganlaky