“Voi siete la luce del mondo”

Domenica 8 febbraio – Quinta domenica del tempo ordinario
(Is 58,7-10 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16)

Il profeta Isaia nella prima lettura ci permette di capire come fare brillare la luce di Dio che è in noi. Cioè, vedremo sorgere la nostra luce nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire gli ignudi senza trascurare i parenti.
La luce di Dio che è in noi brilla negli atti di carità precisamente di più negli atti di misericordia corporali.
Una carità verso i più bisognosi, ma che inizia da chi ci sta più vicino, i parenti. Diamo sapore alla vita come il sale al cibo, quando prestiamo attenzione alle cose che mancano alla felicità degli altri per aiutarli a raggiungerla.
Ma non bastano le opere di misericordia, occorre anche “togliere di mezzo l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio” (Is 58, 9). Insomma, per fare brillare la luce di Dio che è in noi, non solo dovremmo cercare di compiere il bene possibile ma dovremmo anche evitare qualsiasi ostacolo a chi vorrebbe vedere la luce di Dio che brilla in noi, cioè non giudicare, non sparlare, evitare il dominio in tutte le sue forme.
Dobbiamo fare il bene ed evitare il male alle persone soprattutto a quelle più vicine a noi.
A volte ci illudiamo del fatto che la carità copre una moltitudine di peccati (1Pt4,8) e dopo aver compiuto una buona opera la distruggiamo o a causa della nostra arroganza che vuole fare vedere a tutti il bene fatto, o a causa del male che alberga nel cuore dell’uomo che ci porta a mancare di carità quasi inevitabilmente, ad esempio con la maldicenza, o non facendo i propri doveri ma compiendo tutt’altre cose.
Se il sale perde il suo sapore non è più buono a nulla, dice Gesù. Se non riusciamo ad avere un’attenzione all’altro, se l’altro non ha nessun posto nella nostra vita, allora la nostra vita non ha più nessun sapore e non ha motivo d’esistere.
Il sapore della vita non lo sperimentiamo in una vita senza gli altri concentrata sui nostri interessi ma in una vita inclusiva che comprende anche gli altri. Però attenzione, c’è una tentazione da evitare. Dice Gesù: “Perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre”.
Guardando le nostre opere buone rendano gloria a Dio e non a noi. Dovremmo stare attenti a non portare l’attenzione su di noi nel fare del bene. Le persone devono riuscire ad incontrare Dio, a vedere la Sua luce che brilla in noi senza fermarsi alla nostra personalità. Non abbiamo una luce se non quella di Cristo, non possediamo sapore se non il sapore di Cristo.
Gesù è il vero sale, la vera luce, noi se riusciamo come Lui a trovare i bisognosi e a prendercene cura evitando ogni male agli altri, saremo la luce accesa sul monte e il sale che dà sapore.

don Jules Ganlaky