Una riflessione sulla sospensione dell’ufficio di padrino e madrina

La proroga di tre anni del provvedimento in vigore dal gennaio 2024. “Signore, se il mio cuore brucia di amore per te, perché sono un pompiere?”. Bambini e ragazzi hanno bisogno di amore e di persone che facciano ardere loro il cuore

Papa Leone XIV l’11 gennaio ha celebrato la Messa del Battesimo del Signore e battezzato alcuni bambini nella Cappella Sistina (Foto Vatican Media/SIR)

Lo scorso 12 gennaio il vescovo Mario ha prorogato la sospensione dell’ufficio di Padrino e Madrina nel Battesimo, nella Confermazione, nonché nell’iniziazione cristiana degli adulti, già in vigore dal 7 gennaio 2024. La scelta non è nuova in Italia, ma certamente innovativa è la disposizione del primo decreto con cui invitava gli Uffici di Liturgia e dell’Evangelizzazione e Catechesi a “studiare possibili nuove forme di accompagnamento che richiamino e recuperino il vero senso ecclesiale dell’ufficio del padrino e della madrina”.
Con questa formula il vescovo Mario, di comune accordo con il Consiglio Presbiterale, non ha optato per una soluzione di comodo, facendo rientrare “dalla finestra”, quest’ufficio significativo, ma ha desiderato dare avvio a un serio percorso di revisione dell’iniziazione cristiana che, come tale, nel 2026, non funziona più.

Il Vescovo, mons. Mario Vaccari

Ciò non significa che non abbia mai funzionato: nella società novecentesca aveva senso “fare catechismo” o, come spesso si diceva, insegnare “la dottrina” proprio perché la prima iniziazione cristiana era a carico dei genitori, che annunciavano il Vangelo ai propri figli.
Oggi, nell’era del “pomeriggio del cristianesimo” (T. Halik), in un mondo che non è più cristiano (De Kesel), pensare di poter annunciare il Vangelo con una catechesi che non sia iniziazione è una scelta comoda, ma non adatta al nostro tempo: sebbene sia da conservare la “nobilis forma” della Chiesa (card. Ratzinger), papa Benedetto sosteneva che è necessario adeguare le strutture umane che la sostengono, ossia adattando “alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti” (SC 1).
Una vera riforma deve necessariamente prevedere un togliere via, come, secondo Ratzinger, uno scultore che elimina ciò che è in eccesso per mostrare la bellezza della scultura, prigioniera della materia.
Se, nel suo disegno imperscrutabile, Dio ci ha fatto vivere in questo periodo storico, forti della sua promessa che non abbandonerà mai la Chiesa, sua sposa, in balia del mondo, la stessa Chiesa è chiamata a una “nuova evangelizzazione” proprio nelle terre dove Cristo fu annunciato molto tempo fa e dove ora la maggioranza sembra dormire il sonno terribile dell’indifferenza.

Il Sacramento della Cresima (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Come fare? È bene subito rispondere che non esiste una ricetta pronta: sicuramente bisogna evitare le ideologie. Se, da una parte, tutto non può essere ridotto alla trasmissione cattedratica, “cartellonistica” o “filmatistica” della dottrina cristiana, dall’altra la Chiesa non deve svendersi al mondo, pensando che, adeguandosi, possa “attirare” gente, soprattutto i ragazzi, che non chiedono ciò che il mondo, sicuramente in modo migliore, dà loro.
I bambini e i ragazzi hanno bisogno di amore e di conoscere uomini e donne che facciano ardere loro il cuore parlando dell’amore di Dio: hanno bisogno di incontrarlo nell’Eucaristia, ridotta sempre di più a “rito triste” o perché troppo “verticale”, come alcune derive tradizionaliste, o troppo “orizzontale” con la Messa ridotta a palcoscenico per sacerdoti e laici maniaci del protagonismo.
Proprio l’incontro con Cristo, che ha cambiato la vita alla Samaritana e al cieco nato, è l’obiettivo del percorso intrapreso dalla nostra diocesi, che desidera ripartire da zero, proprio “iniziando” adulti e bambini al mistero di Cristo: non soluzioni di comodo, miopi e buoniste, ma scelte radicali, volte a scardinare un’impalcatura che rischia di soffocare la novità perenne del Vangelo.
L’iniziazione cristiana, che ha come culmine la piena partecipazione attiva all’Eucaristia (non la conferma del Battesimo che dovrebbe precedere, come nella Chiesa, l’accostamento al Corpo e al Sangue di Cristo), deve portare a far vivere un’esperienza di Cristo e di Chiesa: solo dopo verrà la trasmissione dei contenuti. Incontrare Cristo e far vivere il suo amore gratuito per noi è la vera sfida per il cristiano nell’egoismo dell’oggi.

Riccardo Bassi