Lou Carnesecca, da Pontremoli a New York

Il libro del giornalista Lorenzo Mangini dedicato a “L’allenatore italiano che divenne icona del basket in America” che non ha mai reciso il legame con Cargalla.
Nato nella Grande Mela il 5 gennaio 1925, era figlio di Alfredo e Adele Pinotti, partiti dalla Valdantena nei primi anni Venti

“La storia della vita di Lou Carnesecca somiglia a una favola. Dalla bottega familiare a East Harlem a Re del Madison Square Garden, la più famosa arena del mondo”. È questo l’incipit che introduce al libro del giornalista genovese Lorenzo Mandini dedicato a quello che è stato “l’allenatore italiano che divenne icona del basket in America”, come si legge nel sottotitolo.

A Pontremoli la presentazione
al Palazzetto dello Sport

Il libro di Lorenzo Mangini “Lou Carnesecca da Pontremoli a New York. L’allenatore italiano che divenne icona del basket in America” (Erga Edizioni, pagg. 326, euro 18,90) è stato presentato dall’autore a Pontremoli lunedì 1° dicembre nel Palazzetto dello Sport, alla presenza della vicesindaca, Clara Cavellini, dell’assessore allo sport Manuel Buttini, dei presidenti della Polisportiva Pontremolese Pietro Ferdani e del Panathlon Aldo Angelini.
Hanno partecipato anche molti di coloro che, a vario titolo, hanno collaborato al volume come Silvano Marcucci, tra i fondatori del Basket Pontremoli, oltre ad alcuni cugini, parenti e testimoni che ricordano il Lou Carnesecca a Cargalla e a Pontremoli in occasione dei suoi ritorni e con i quali era rimasto in contatto fino all’ultimo.
Tra questi Pierantonio Chiodi, figlio di Armando e Giuditta Carnesecca, e la cugina Ines Carnesecca Gussoni che ricorda le visite di Lou a Cargalla e le sue telefonate da New York, nelle quali si esprimeva rigorosamente in quel dialetto del paese che ha continuato a parlare fino all’ultimo.

 

L’autore, Lorenzo Mangini, nel palazzetto dello sport di Pontremoli per la presentazione del libro dedicato a Lou Carnesecca

Un punto di partenza: Cargalla, paese affacciato sulla Valdantena, terra di emigrazione verso il mondo, in particolare le Americhe. E un punto di arrivo: l’olimpo nell’universo della pallacanestro. Non un libro sul basket, dunque, bensì il racconto di persone, di legami e di affetti, di emozioni e di memorie.
Dai luoghi di origine della famiglia (papà Alfredo, nato a Cargalla, mamma Adele Pinotti nata in Brasile da genitori cargallesi) alla vita del giovane Luigi, nato nei quartieri nord della Manhattan dei primi anni Venti.
La “bottega” dei genitori, la visita al paese di origine, la passione per quello sport che negli Stati Uniti si stava imponendo trascinando nelle arene di tutta l’America un pubblico sempre più numeroso.

Lou Carnesecca con Giancarlo Sarti a Pontremoli ospite della famiglia dei cugini Armando Chiodi e Giuditta Carnesecca (archivio famiglia Chiodi-Carnesecca)

Quel giovane piccolo e mingherlino, giocatore improbabile in una specialità di giganti, sarebbe diventato “il più grande”, legando per sempre il suo nome alla St. John’s University, crescendo generazioni di atleti straordinari e, soprattutto, di uomini consapevoli. Non è un caso che centinaia di loro gli sono rimasti legati per tutta la vita, fino a quel 30 novembre di un anno fa quando Luigi “Lou” ci ha lasciati alla vigilia dei cento anni.
Un libro ricco di testimonianze quello che l’autore è riuscito a creare con pazienza e competenza, gettando un ponte di relazioni fra le due sponde dell’Atlantico, ottenendo contributi da alcuni dei grandi protagonisti del basket di casa nostra e di quello, stellare, degli Stati Uniti.

Lou Carnesecca nel suo studio a New York

Sono tante e preziose le voci che raccontano “Lou, ambasciatore della pallacanestro”: da Valerio Bianchini a Sandro Gamba e Marco Baldi, decine i contenuti multimediali a disposizione grazie alla app Vesepia scaricabile e ai VCode pubblicati, anche con immagini e video degli eventi celebrativi dedicati a Lou Carnesecca negli Stati Uniti e in Italia.
La storia di un uomo che si intreccia con quella del basket, un mondo dove è più facile perdere la testa che non restare con i piedi ben piantati sul parquet.
Anche per questo, nonostante una breve stagione tra i professionisti, Lou Carnesecca ha sempre preferito allenare a livello universitario: giovani da formare perché fossero atleti capaci di essere anche protagonisti nella società.

L’ingresso della Lou Carnesecca Arena a New York (foto da Wikipedia)

“Lui aiutava tutti a stare meglio – si legge in una delle testimonianze – a non perdere le opportunità, anche se poteva andare contro il suo interesse personale”. Uomo dei record imbattuti, dedito al suo lavoro di allenatore e ai suoi “ragazzi” che non ha mai dimenticato come loro non hanno dimenticato lui.
La sua immagine nella “Hall of Fame” e la grande “Lou Carnesecca Arena” nel distretto dei Queens a New York sono solo i più evidenti riconoscimenti pubblici tributati ad un uomo che davvero ha fatto la storia del basket: insegnante e ambasciatore in giro per il mondo. Italia compresa, con quei suoi innovativi “clinic” iniziati a Roma nel 1966 e che tanti ancora ricordano.

Paolo Bissoli