Chi può essere mio discepolo?

Domenica 7 settembre – XXIII del Tempo Ordinario
(Sap 9,13-19 (13-18); Flm 9-10.12-17; Lc 14,25-33)

Le considerazioni del saggio del Primo Testamento sulla conoscenza del volere di Dio sono attuali anche per noi oggi che viviamo in un mondo dominato da materialismo pratico.
Tanti cristiani, pur animati da buona volontà e impegnati in opere caritative, spesso restano sul piano di una perfezione umana e non hanno il coraggio di aprirsi alla presenza del soprannaturale. Sono soddisfatti di quello che fanno, ma non si chiedono se agiscono realmente secondo il volere di Dio e le necessità dei fratelli.
1. Una folla numerosa. Di fronte alla “folla numerosa che andava con lui” Gesù non si lascia prendere la mano dal successo, non propone una religione di facilità, ma cerca piuttosto di scoraggiare: nulla è da anteporre all’amore verso di Lui, neppure i legami di affetto più legittimi.
Egli non si accontenta della condotta perfetta o della ‘buona azione quotidiana’, ma si mostra esigente e pone condizioni severe. Forse con le sue pretese ha perduto la folla numerosa ma, dove il suo messaggio impegnativo ha fatto presa, ha suscitato un numero veramente grande di persone che si sono messe in gioco perché conquistate dalla sublimità di un ideale che è affascinante perché serio e impegnativo.
2. Rinunziare a tutti i propri averi. La vera sapienza è scoprire la grandezza della chiamata pur riconoscendo i limiti delle proprie capacità, è accogliere l’invito di Dio per vivere nella verità ed essere santi come Lui è santo.
L’uomo è chiamato a identificarsi con Dio e a collaborare con lui. Chi ha scelto di seguire Gesù mette lui al primo posto, porta la propria croce dietro a lui e con lui, rinunzia a tutti i beni, anche a quelli più cari.
La risposta supera i ragionamenti umani, però chi risponde dimostra coraggio e nel suo vivere trova una soddisfazione più completa, anche se il suo comportamento resta al di fuori del comune sentire.
3. Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? Ogni uomo può restare sconcertato di fronte alla proposta di Gesù che richiede una risposta di grande impegno, ma colui che chiama dà anche la forza di rispondere.
Il possibile rischio è quello di rispondere a metà e vivere nel compromesso. In un mondo dominato dagli idoli del potere, del sesso, del denaro, purtroppo molti cristiani giocano al ribasso e si accontentano della grazia a buon mercato, come la ricerca del perdono senza pentimento, il battesimo senza la disciplina ecclesiastica, la comunione senza la confessione dei peccati, l’assoluzione senza la confessione individuale.
È grazia a buon mercato il confrontarsi con la propria coscienza dimenticando la sublimità della chiamata del Signore Gesù. Solo a Lui noi dobbiamo guardare, e solo a Lui dobbiamo rendere conto, tenendo presente che una risposta adeguata prima che a noi, è costata cara a Dio stesso: “Siete stati comprati a caro prezzo” (1Cor 6,20), e: “Ci hai riscattato per Dio, con il tuo sangue” (Ap 5,9).

† Alberto