L’ultimo, affettuoso ultimo saluto a don Francesco Pagani

Aveva da poco festeggiato i 60 anni di sacerdozio. I funerali il 26 agosto a Mocrone

Don Francesco Pagani

La chiesa di San Maurizio in Mocrone martedì 26 agosto non è riuscita a contenere la folla che si è stretta attorno alla salma di don Francesco Pagani per l’ultimo affettuoso saluto terreno. Qui, il 7 agosto, don Francesco aveva festeggiato 60 anni di sacerdozio con tanta gioia spirituale; le forze tuttavia lo stavano abbandonando, dopo anni di malattia offerti al Signore ed alleviati dalle premure della sorella Carla, di altri familiari ed amici fedeli.
Poco dopo è arrivata la chiamata che chiude il pellegrinaggio terreno spalancando il cancello dell’eternità.
La liturgia esequiale, resa più solenne dai canti del Coro “Mocrone-Malgrate”, guidato dal m° Federico Orsini, è stata presieduta dal Vescovo mons. Alberto Silvani con il vicario don Marino Navalesi, il parroco don Pietro Giglio e uno stuolo di confratelli e diaconi. Incisiva l’omelia: “Il nostro carissimo don Francesco è entrato nella pace di Dio, incontrando il Buon Pastore ed accompagnato dalla Madonna di Fatima, a cui era molto legato, tanto da dedicarle, sul colle che sovrasta Mocrone, l’esiguo santuario Oasi”.
La sua vocazione è maturata nel fervore del Concilio, alle cui direttive ha sempre risposto con entusiasmo, prendendo alla lettera le parole del Buon Pastore: “E ho altre pecore che non provengono da questo recinto, anche quelle io devo guidare”. Non si è limitato a guardare l’orizzonte della Diocesi ma si è messo a disposizione di Chiese più bisognose, partendo per oltre oceano.
Ritornato in Lunigiana si è reso disponibile a svolgere ovunque la missione voluta dall’Altissimo: nella zona interna e sulla costa. Nel servizio e nel rapporto con i fedeli è stato un prete consapevole di essere stato “scelto fra gli uomini e per gli uomini” e che la testimonianza del Vangelo non è auto-candidatura bensì umile servizio.
Per essere testimone di Dio agli occhi degli uomini bisogna essere “in primis” testimone di Dio agli occhi di Dio stesso. Don Francesco è stato “uomo di Dio”, integro e intransigente; quale apostolo fedele non si è mai aspettato successi spettacolari anzi… ben cosciente che la croce, il dolore, le contraddizioni non avrebbero fatto sconti.
Nel momento della prova, quando ha dovuto applicare a sé stesso le parole della speranza e della fede che aveva proclamato per il calvario di innumerevoli fratelli, ha saputo dire con fermezza “Signore, sia fatta la tua volontà”. Don Francesco ha saputo farsi voler bene, anche per il carattere mite, solare e quelle sue braccia aperte all’accoglienza, all’ascolto, al perdono, come è stato detto alla fine del sacro rito da una nipote, dal diacono Edamo e da chi scrive. All’uscita dalla chiesa applausi prolungati e riconoscenti.
Poi il lunghissimo, mesto corteo fino al cimitero locale dove don Francesco, da tempo, si era fatto preparare la tomba. Noi tutti che gli abbiamo voluto bene e che tanto ne abbiamo viviamo il dolore del distacco, certi, però, che lui già intona il “Magnificat”, lassù, nel mondo beato che solo pace, amore e luce ha per confini, continuando a pregare per i suoi cari ed anche per noi, in apparenza forti eppoi straordinariamente fragili.
Rinnoviamo alla famiglia, in particolare a Carla, cristiane condoglianze: “Non siamo fatti per morire. Moriamo per risorgere”.

Ivana e Paola